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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/08/2015  -  stampato il 05/12/2016


Morto a Roma Giovanni Conso: stato per due volte Ministro della Giustizia

È morto stanotte a Roma Giovanni Conso, una delle figure che hanno attraversato l'arco istituzionale italiano: presidente emerito della Corte costituzionale, è stato per due volte ministro e vice presidente del Csm. La camera ardente sarà allestita nel palazzo della Consulta. I funerali si celebreranno a Roma nella basilica di Santa Maria degli Angeli. Conso era nato a Torino il 23 marzo 1922. Era stato nominato Giudice Costituzionale il 25 gennaio 1982 da Sandro Pertini. Era stato eletto presidente il 18 ottobre 1990 e aveva esercitato le funzioni fino al 3 febbraio 1991.

Lungo il suo curriculum accademico: docente ordinario di procedura penale, ha insegnato nelle Università di Genova, Urbino, Torino, Roma Sapienza e alla Lumsa. Tra i suoi numerosi incarichi culturali, aveva guidato anche l'Accademia dei Lincei. Nel 1976 il parlamento lo nomina membro del Consiglio superiore della magistratura e nel 1981, per un breve periodo diventa vice presidente. Poi inizia per lui la fase alla Consulta.

Il suo nome è entrato anche nell'urna per l'elezione del presidente della Repubblica. Nel 1992 è lui il candidato sostenuto dal Pds e arriva a prendere 253 voti. Giuliano Amato lo chiama a far parte del suo governo nel 1993 come ministro di Grazie e Giustizia, incarico conservato anche nel successivo esecutivo guidato da Carlo Azeglio Ciampi. E portava il nome di 'decreto Conso' la norma - passata alla storia come 'colpo di spugna' - con la quale si depenalizzava il finanziamento illecito ai partiti, con valore retroattivo. La legge fu bloccata dal Quirinale dopo le accese contestazioni del pool dei magistrati di Mani pulite, nonostante la difesa del premier Amato che la riteneva una "soluzione politica necessaria".

Nel marzo '93 da Guardasigilli non rinnovò il 41 bis a circa 300 mafiosi sottoposti a carcere duro. In seguito, davanti alla Commissione parlamentare antimafia e alla procura di Palermo che lo interrogheranno, dirà che lo ha fatto per indurre Cosa nostra a smettere con le stragi, aggiungendo che si è trattato di una sua iniziativa personale non concordata con nessuno. Tesi confermata in una intervista a Repubblica nel novembre 2014: "Io non sono mai statoal corrente di una trattativa fra lo Stato e la mafia. E mai sono stato partecipe di una cosa del genere" affermò. Il 3 febbraio scorso, citato a deporre al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, Conso non si era presentato per motivi di salute.

La Repubblica