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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/08/2015  -  stampato il 11/12/2016


Allarme droghe sintetiche in carcere: in Gran Bretagna Ŕ emergenza, lo sarÓ anche in Italia?

Da tempo, l'uso di droghe sintetiche ("legal highs") all'interno delle prigioni in Inghilterra e Galles è in aumento e sta creando numerosi problemi che rendono necessaria l'introduzione di nuove misure. Le legal highs, o "smart drugs", sono delle combinazioni di sostanze legali che imitano gli effetti delle droghe illegali più tradizionali.

Prodotte in gran parte nel sud-est asiatico, sono generalmente inodori e vendute con frequentissime variazioni della struttura chimica in modo da renderle difficili da scoprire. Infatti, non esiste ancora un sistema di test in grado di rilevare l'uso di queste sostanze.

Lo scorso gennaio il Ministero della Difesa ha rivelato che negli anni 2013-14 vi sono stati quasi 4.500 casi di legal highs assunte da detenuti, mentre nel corso degli anni 2010-11 ve ne erano stati poco meno di 3.800. Il ministero ha saggiamente deciso di mettere in luce i miglioramenti dei mezzi di rilevazione adottati invece di interpretare questi dati come un segno dell'inefficienza delle misure anti-droga del governo.

I dati raccolti dal Centre for Social Justice (CSJ), rilasciati in uno studio lo scorso marzo, mostrano che mentre il numero di detenuti risultati positivi ai test anti-droga è diminuito negli ultimi quindici anni, ma almeno il 60% dei detenuti fa uso regolare di droghe sintetiche. Un consumo così diffuso suggerisce che introdurre sostanze illegali nelle prigioni non è poi cosa così difficile. Come scrive la reporter della BBC Emily Thomas, i visitatori sono il mezzo principale tramite il quale le droghe arrivano nelle prigioni.

Il CSJ rivela che nel 2013 ci sono stati ben 300 casi di visitatori arrestati per aver tentato di consegnare droga ai detenuti. Vi sono poi altri metodi, anche più creativi. In una prigione scozzese, ad esempio, è stato trovato del valium in polvere nella pittura utilizzata da dei bambini nei lavoretti che spedivano ai propri parenti in prigione. Fra gli altri mezzi utilizzati vi sono membri dello staff corrotti, nuovi detenuti o detenuti che hanno già scontato una pena, cibi dal forte odore come patatine all'aceto e Marmite.

Così come queste sostanze sono difficili da rilevare, i loro effetti sono difficili da prevedere. Mentre droghe come la cannabis hanno un effetto rilassante su chi ne fa uso, legalhighs come Spice o Black Mamba spesso generano violenza e psicosi. Il difensore civico per le carceri e la libertà vigilata Nigel Newcomen ha condotto un'investigazione ufficiale, resa pubblica a luglio, con lo scopo di richiamare l'attenzione sul problema dell'uso di droghe sintetiche in prigione. I risultati della ricerca hanno dimostrato che, fra l'aprile del 2012 e il settembre del 2014, l'uso di sostanze psicoattive è stato partecipe delle morti autoinflitte di almeno diciannove detenuti nelle prigioni inglesi e gallesi. In aggiunta al danno che queste sostanze infliggono alla salute mentale dei detenuti, il prezzo delle legal highs è tale che chi ne fa uso in prigione è spesso costretto a contrarre debiti e cade vittima di un ciclo di violenze e intimidazioni. L'aumento del consumo di queste sostanze è stato anche causa di un aumento di violenza all'interno delle carceri, rendendo, fra le altre cose, più difficile il lavoro delle guardie carcerarie.

In seguito all'investigazione di Newcomen si è avviato il processo finalizzato all'introduzione di nuove misure di sicurezza. Il Ministro degli Interni ha già presentato al parlamento una proposta di legge che renderebbe illegali tutte le legal highs in Inghilterra e Galles dall'aprile del 2016. La Segretaria di Stato per gli Affari Interni Teresa May è già stata messa in guardia da degli esperti che un divieto totale è impossibile da mettere in atto ed è probabile che la proposta di legge verrà modificata. Ciononostante, l'approccio del governo potrebbe avere delle conseguenze involontarie.

Molti dei detenuti che fanno uso delle droghe sintetiche non hanno iniziato all'interno delle prigioni e si tratta di un problema che va ben oltre le sbarre di una cella. Lo studio presentato dal CSJ ha rivelato che il 60% di detenuti facenti uso di queste sostanze in prigione ne faceva già uso almeno nel mese precedente all'arresto. Delle misure troppo rigide hanno poca probabilità di riuscire a ridurre il consumo fra le mura delle carceri da sole. Potrebbero invece portare i detenuti, e i loro fornitori, a cercare delle nuove sostanze, più difficili da scoprire e potenzialmente più pericolose.

Dopotutto, è stato questo il motivo per cui le droghe sintetiche sono iniziate a essere prodotte e consumate. Delle misure più aspre, come proibire ai detenuti di uscire dalla cella, ridurre le visite e aumentare le perquisizioni probabilmente, non solo non risolverebbero il problema della dipendenza nelle carceri, ma rinforzerebbero il bisogno di evadere, almeno con la mente, dalle celle e potrebbero quindi ostacolare il processo di riabilitazione.

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