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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/08/2015  -  stampato il 03/12/2016


Per il DAP "netto miglioramento" delle carceri, ma il Sappe smentisce i dati

Nel cuore dell’estate, come spesso accade, riemerge il dibattito sullo stato di salute delle carceri italiane. Oggi 10 agosto di «netto miglioramento» delle condizioni detentive nei penitenziari ha parlato il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) del ministero della Giustizia, che ha da tempo avviato il monitoraggio per la verifica periodica degli interventi messi in atto per il miglioramento delle condizioni detentive, in linea con le prescrizioni dettate dalla sentenza Torreggiani.

Di tutt’altro avviso i sindacati di Polizia Penitenziaria, in particolare il sindacato autonomo Sappe: «Il Dap non dice – attaca il segretario Donato Capece – che le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnati a contrastare le tensioni e le violenze che avvengono nelle nostre carceri e che vedono spesso i nostri agenti, sovrintendenti e anche ispettori picchiati e feriti dalle violenze ingiustificate di una consistente fetta di detenuti che evidentemente si sentono intoccabili».

SUICIDI – Per Capece «dal 1 gennaio al 30 giugno 2015 nelle 198 carceri italiane si sono contati 19 suicidi di detenuti, 2 di poliziotti penitenziari, 34 decessi per cause naturali in cella, 465 tentati suicidi sventati in tempo dai poliziotti penitenziari e 3.163 atti di autolesionismo posti in essere da detenuti. Ancora più gravi i numeri delle violenze contro i nostri poliziotti penitenziari: parliamo di 2.095 colluttazioni e 449 ferimenti». «Ma il Dap queste cose non le dice – rincara la dose -: l’unica preoccupazione è evidentemente quella di migliorare la vita in cella ai detenuti. I poliziotti – conclude il segretario del Sappe – possono continuare a prendere sberle e pugni, a salvare la vita ai detenuti che tentato il suicidio nel silenzio e nell’indifferenza dell’Amministrazione penitenziaria…».

AUTOLESIONISMO – Molto preoccupanti sono anche i dati sull’autolesionismo dietro le sbarre. Campania, Puglia e Lombardia le regioni d’Italia nelle cui carceri sono contati maggiori ferimenti e colluttazioni: rispettivamente 55, 54 e 53. Mentre è nelle carceri della Toscana che si sono contati più atti di autolesionismo, 501, nel primo semestre del 2015.

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“Per il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria le condizioni di vita dei detenuti, in linea con le prescrizioni dettate dalla sentenza Torreggiani, sono migliorate in Italia. Non si dice, però, che le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnati a contrastare le tensioni e le violenze che avvengono nelle nostre carceri vedono spesso i nostri Agenti, Sovrintendenti, Ispettori picchiati e feriti dalle violenze ingiustificate di una consistente fetta di detenuti che evidentemente si sentono intoccabili”, sottolinea  Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, commentando i dati del monitoraggio disposto dal DAP per la verifica periodica degli interventi messi in atto per il miglioramento delle condizioni detentive.

“I dati sono gravi e sconcertanti e sono utili a comprenderli organicamente la situazione delle prigioni del nostro Paese: ometterli è operazione mistificatoria”, prosegue il leader del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria. “Dal 1 gennaio al 30 giugno 2015 nelle 198 carceri italiane si sono infatti contati 19 suicidi di detenuti, 2 di poliziotti penitenziari, 34 decessi per cause naturali in cella, 465 tentati suicidi sventati in tempo dai poliziotti penitenziari  e 3.163 atti di autolesionismo posti in essere da detenuti . Ancora più gravi i numeri delle violenze contro i nostri poliziotti penitenziari: parliamo di 2.095 colluttazioni e 449 ferimenti. Ogni giorno, insomma, le turbolenti carceri italiane vedono le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria fronteggiare pericoli e tensioni e per i poliziotti penitenziari in servizio le condizioni di lavoro restano pericolose e stressanti. Ma il DAP queste cose non le dice: l’unica preoccupazione, per i solerti dirigenti ministeriali, è evidentemente quella di migliorare la vita in cella ai detenuti. I poliziotti possono continuare a prendere sberle e pugni, a salvare la vita ai detenuti che tentato il suicidio nel silenzio e nell’indifferenza dell’Amministrazione penitenziaria…..”.

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