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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/08/2015  -  stampato il 03/12/2016


Olio bollente contro Poliziotto e calci al bacino ad una Agente a Vercelli

“Il primo episodio è accaduto verso le ore 8,30, presso il primo piano dove sono ristretti detenuti per reati a sfondo sessuale “sex offender””, spiega il segretario regionale SAPPE Vicente  [carcere-] Santilli. “Il poliziotto di servizio, durante il normale giro di controllo, ha rischiato di restare ustionato dall’olio bollente lanciato da un detenuto. Solo grazie alla zanzariera, considerato l’olio molto denso, ha attutito la notevole quantità di olio diretta verso l’agente”.

“Il secondo episodio” prosegue il sindacalista del SAPPE “è avvenuto intorno alle ore 10,15, nella palestra dell’istituto, dove erano presenti numerosi detenuti ristretti sempre per reati a sfondo sessuale. È’ scoppiata una rissa tra di loro (algerini- marocchini e due italiani ) e un marocchino ha riportato una frattura alla testa. I poliziotti penitenziari sono immediatamente intervenuti una donna vice sovrintendente del Corpo è stata colpita con calci all’altezza del bacino. Attualmente è presso il nosocomio Sant’ Andrea di Vercelli per le cure del caso”.

I detenuti complessivamente presenti nelle carceri regionali del Piemonte erano, il 30 luglio scorso, 3.585. Poco meno di quelli che c’erano un anno fa quando, nello stesso giorno del 2014, erano 3.627. “Per il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria le condizioni di vita dei detenuti, in linea con le prescrizioni dettate dalla sentenza Torreggiani, sono migliorate in Italia. Non si dice, però, che le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnati a contrastare le tensioni e le violenze che avvengono nelle nostre carceri vedono spesso i nostri Agenti, Sovrintendenti, Ispettori picchiati e feriti dalle violenze ingiustificate di una consistente fetta di detenuti che evidentemente si sentono intoccabili”, sottolinea  Donato Capece, segretario generale del SAPPE.

“I dati sono gravi e sconcertanti e sono utili a comprenderli organicamente la situazione delle prigioni del nostro Paese: ometterli è operazione mistificatoria”, prosegue il leader del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria. “Dal 1 gennaio al 30 giugno 2015 nelle 13 carceri del Piemonte si sono infatti contati il suicidio di un detenuto, 3 tentativi sventati in tempo dai poliziotti penitenziari, 36 decessi per cause naturali in cella e 184 atti di autolesionismo posti in essere da detenuti. Ancora più gravi i numeri delle violenze contro i nostri poliziotti penitenziari: parliamo di 99 colluttazioni e 24 ferimenti. Ogni giorno, insomma, le turbolenti carceri piemontesi ed italiane vedono le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria fronteggiare pericoli e tensioni e per i poliziotti penitenziari in servizio le condizioni di lavoro restano pericolose e stressanti. E quel che è successo oggi a Vercelli lo dimostra con drammatica evidenza ”.

“Ma il DAP queste cose non le dice”, denunciano infine Capece e Santilli: “l’unica preoccupazione, per i solerti dirigenti ministeriali, è evidentemente quella di migliorare la vita in cella ai detenuti. I poliziotti possono continuare a prendere sberle e pugni, a salvare la vita ai detenuti che tentato il suicidio nel silenzio e nell’indifferenza dell’Amministrazione penitenziaria…..”.

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