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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/08/2015  -  stampato il 11/12/2016


Chiamata urgente al 118 dal carcere: bisognava controllare una pomata per il detenuto

Si potrebbe ridere e parecchio, se la cosa non fosse seria, maledettamente seria. Da tempo il SAPPE sindacato autonomo Polizia Penitenziaria pubblicizza tutta una serie di episodi sulla malasanità penitenziaria che accadono nelle carceri pugliesi, tra il disinteresse generale. Proprio l’altro giorno proprio il SAPPE aveva chiesto l’intervento del Presidente Emiliano affinchè la situazione venga affrontata al più presto, poiché prima o poi ci scappa il fattaccio drammatico, come quello in cui un detenuto rinchiuso nel carcere di Lecce, proprio grazie alla “generosità” con cui si richiede l’intervento del 118, aveva architettato con l’aiuto di complici esterni , di evadere durante il tragitto verso l’ospedale.

Però quanto accaduto ieri sera presso il carcere in cui sono stati detenuti GRAMSCI e PERTINI, ha del comico. I fatti: ieri pomeriggio 19.08.2015, un detenuto chiedeva l’intervento del medico poiché necessitava dell’applicazione di una pomata. Sembrerebbe che il medico di guardia fosse assente per cui l’infermiere presente a quell’ora, si consultava con il Dirigente sanitario che prescriveva una pomata. Così l’infermiere si recava con il medicinale presso il detenuto per l’applicazione. Alla vista della pomata il detenuto si infuriava poiché non era quella che utilizzava ed aveva paura che gli potesse provocare ulteriori danni. Così dal carcere verso le ore 18.30 circa, non sapendo più che fare, chiamavano il 118 che da lì a poco sopraggiungeva.

Ci viene riferito, che grande è stato il disappunto del dottore del 118 nell’apprendere che la chiamata di emergenza era dovuta alla verifica della pomata da applicare al detenuto. Vogliamo sperare che tale intervento, non abbia precluso l’assistenza a qualche altro cittadino che si sia sentito male. Ci è stato poi riferito che il medico del 118 avrebbe dato ragione al detenuto poiché la pomata prescritta dall’altro sanitario per telefono, non sarebbe stata adeguata per la patologia del detenuto.

Ormai non bisogna perdere più tempo ed affrontare il problema dei ricoveri urgenti, poiché la stragrande maggioranza di sanitari che lavora nelle carceri, anche per fare una radiologia oppure per patologie minime, chiedono il “ricovero urgente” presso le strutture ospedaliere, dimenticando che tale prescrizione ai sensi dell’art.17 del regolamento penitenziario dovrebbe avvenire solo “per imminente pericolo di vita”. Il SAPPE ritiene che sia il momento di cambiare, e far lavorare nelle carceri medici che quantomeno abbiano acquisite professionalità di pronto soccorso.

Questo lo chiediamo non solo per evitare il turismo carcerario dovuto ai tantissimi ricoveri ritenuti inutili dai pronto soccorsi degli ospedali, ma anche per evitare aggravi di lavoro alla Polizia Penitenziaria, con spreco di risorse uomini e mezzi, ma soprattutto per salvaguardare la sicurezza dei cittadini, poiché mandare fuori un detenuto pericolosissimo che finge di stare male, mette a repentaglio la vita dei cittadini qualora venisse messo in atto un evasione cruenta con l’aiuto di complici esterni.

Federico Pilagatti

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