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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/08/2015  -  stampato il 07/12/2016


Costo di un braccialetto elettronico al giorno: 5 euro negli USA, 7 in Germania, 115 in Italia

Lo stato spende 9 milioni all’anno per il funzionamento di duemila apparecchi. Costi esorbitanti rispetto all’estero. E la gara per una nuova fornitura non è mai partita.

La carenza di braccialetti elettronici per gli arresti domiciliari è la più classica delle emergenze annunciate. L’anno scorso, a metà giugno, il capo della polizia Alessandro Pansa aveva scritto al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sottolineando l’urgenza della situazione: entro la fine del mese la scorta dei duemila apparecchi disponibili sarebbe diventata del tutto insufficiente. Quel numero, duemila, era stato stabilito nel 2004; poi la gara d’appalto e l’affidamento della fornitura, in esclusiva, a Telecom. Certo, per quasi un decennio il braccialetto è rimasto un oggetto sconosciuto: nei primi sei mesi del 2013, per avere un metro di paragone, ne sono stati attivati solo 26, nella seconda metà dell’anno 86, altri 140 nei primi tre mesi del 2014.

Poi però la storia giudiziaria italiana inizia a cambiare. Nell’estate 2013 il braccialetto diviene strumento di controllo degli stalker. Nel giugno 2014 nuovo decreto: va spedito ai domiciliari ogni detenuto che, secondo il giudice, rischia al massimo una pena di tre anni. Lo scorso inverno arriva poi lo svuota carceri e il braccialetto diventa, nei fatti, quasi obbligatorio per chi va agli arresti in casa. Così le richieste esplodono. Quella fornitura iniziale, duemila pezzi, non basta più. E quando si profila una necessità, Telecom risponde così: "La richiesta potrà essere evasa solo a fronte del recupero per fine misura di un dispositivo in esercizio".

Tradotto: quando qualcuno ai domiciliari tornerà in libertà, chi si è "prenotato" prima potrà avere il braccialetto. C’è la necessità di nuove apparecchiature. Bisogna predisporre il capitolato per una gara europea. In un primo momento si indica la scadenza dello scorso aprile, poi slitta a giugno. Poi il silenzio.

Nuovo appalto, tutto tace. La gara non è ancora stata fissata. Il ministero dell’Interno conferma che la situazione è, ancora, ferma alla relazione del capo della polizia. Fonti del Viminale fanno trapelare che il capitolato sarebbe ormai pronto, ma mancano i fondi: gli stanziamenti del ministero dell’Economia che potrebbero sbloccare la situazione. In un periodo di grandi risparmi, il tentativo è quello di abbassare drasticamente i costi di gestione.

A sorpresa, è stato proprio Pansa a denunciare, commentando i costi dell’operazione, che "si tratta di una diseconomia enorme e di cifre esagerate: in effetti, il braccialetto elettronico è un cellulare che trasmette e non riceve". A regime, utilizzando tutti gli apparecchi a disposizione, il totale "è di circa 9 milioni di euro all’anno". Certo, spiega ancora Pansa che "quello che costa moltissimo è la rete di gestione degli allarmi, la sala operativa aperta ventiquattro ore su ventiquattro che fa il monitoraggio di ogni braccialetto". Però i costi, all’estero, sono stracciati rispetto ai nostri: in Germania un braccialetto costa 7 euro ogni giorno, negli Usa 5. In Italia 115.

Il Secolo XIX

 

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