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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/08/2015  -  stampato il 21/02/2017


detenuto ad Alessandria lancia bombolette del gas contro gli Agenti della Penitenziaria e poi tenta il suicidio

A pochi giorni dall’aggressione ad un poliziotto penitenziario da parte di un detenuto e dal suicidio di un altro ristretto, sventato in tempo dagli uomini della Polizia Penitenziaria, è notizia di ieri che, intorno alle ore 18,50, un detenuto di nazionalità marocchina, ristretto per reati di rapina, vilipendio allo Stato e diversi rapporti di prevaricazione su altri detenuti, si è reso protagonista di un diverbio animato con altri detenuti.

Spiega Vicente Santilli, segretario regionale piemontese del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: “L’evento critico veniva posto sotto controllo dal personale di polizia preposto. Considerato il clima di tensione e di latente pericolosita’ il ristretto veniva allontanato per la sua incolumità dalla 1 sezione del padiglione B ad altro reparto. Quest’ultimo andava in escandescenza lanciando addosso al personale bombolette di gas e quant’altro in suo uso. Veniva nuovamente tranquillizzato e trasferito in un altro reparto detentivo; subito dopo tentava di impiccarsi, ma grazie al tempestivo intervento degli agenti veniva tratto in salvo.  Si vive un clima di tensione presso la C.R. Di Alessandria, i troppi incarichi del Comandante e del Direttore, la temporanea assenza delle figure apicali, demotiva tutto il personale operante. Nonostante tutto, anche con la carenza di personale, gli agenti intervengono con coraggio e professionalità a tutte le situazioni critiche”.

Da Roma, il segretario generale del SAPPE Donato Capece auspica “che l’Amministrazione penitenziaria del Piemonte ponga rimedio alle gravi carenze organizzative della Casa di Reclusione di Alessandria, penitenziario che non può avere un direttore ed un comandante di reparto “a mezzo servizio” e soprattutto un personale di Polizia, altamente professionale, lasciato praticamente da solo a gestire le costanti criticità che si verificano nelle celle del carcere”.

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