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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/09/2015  -  stampato il 07/12/2016


Luigi Chiatti ha finito la pena. UscirÓ dal carcere? Aveva detto: da libero torner˛ ad uccidere

Ventidue anni e ventotto giorni oggi. 4 settembre 2015: il «fine pena» di Luigi Chiatti, scritto negli atti. Il mostro di Foligno che tra il ’92 e il ’93 uccise i piccoli Simone Allegretti, quattro anni e Lorenzo Paolucci, 13, torna libero stamattina. Forse, verrebbe da dire, perchè alla fine di una giornata convulsa tra avvocati, Dipartimento e carcere (è detenuto alla «Dogaia» di Prato) sembra che una certezza ancora non ci sia. Nè sul momento in cui si apriranno i cancelli automatici, nè sopratutto sulla destinazione: Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo fiorentino, come appare probabile, o Rems con tutti i rischi di sicurezza per strutture non ancora ‘collaudate’?

Un’uscita «all’italiana» se, come sembra dalle incertezza che circolano, che il problema-Chiatti se lo siano posti solo ora che è scoccata l’ora X.

Chiatti il suo ‘debito’ con la giustizia lo ha comunque estinto, ma ha aperto il capitolo più spinoso: quello della pericolosità sociale. Condannato a due ergastoli in primo grado dalla Corte d’assise di Perugia il geometra di Foligno, adottato da una coppia di professionisti, fu ritenuto semi-infermo di mente in appello: 30 anni e la misura di sicurezza in un istituto di cura detentivo, come esistevano all’epoca. Peccato che la riforma li abbia aboliti dal primo aprile scorso, sostituendoli con i Rems, a carico delle Regioni. Con i tre anni di indulto e gli «sconti» sulla buona condotta (ovvero la libertà anticipata) da trenta la pena si è notevolmente ridotta e scade proprio oggi.

Resta la misura di sicurezza (che in questo caso è custodiale) confermata a luglio scorso quando un pool di esperti nominato dal tribunale di sorveglianza di Firenze sottopose «il mostro» ad accertamenti psichiatrici, stabilendo che Chiatti è ancora «socialmente pericoloso». I periti hanno stabilito che il quadro psicopatologico del geometra umbro «presenta aspetti di particolare gravità che inducono a ritenerlo persona socialmente pericolosa». Per lui hanno formulato una «diagnosi di disturbo delirante. Nelle Sacre scritture – scrivono i giudici del tribunale di sorveglianza – egli ha ritenuto di aver trovato non solo la spiegazione di quel suo agire omicida ma anche attraverso i sogni, le coincidenze, le genealogie, argomenti utili per dare un significato alla sua vita».

Tutto questo «condurrebbe Chiatti , una volta libero o anche solo meno protetto, ad agire nuovamente e non necessariamente contro minori ma anche contro qualunque persona o contro se stesso». Per questo, secondo i giudici,«deve vivere in un ambiente totalmente controllato che lo protegga e dove dovrà essere seguito soprattutto da un punto di vista psicofarmacologico e psicoterapeutico». In fondo lo disse lui stesso al processo: «Se liberò tornerò a uccidere».

Un ostacolo notevole alle vera libertà, anche perché la valutazione sulla pericolosità sociale si riproporrà tra tre anni quando ‘scade’ la misura di sicurezza. Da detenuto quindi Chiatti diventa ‘internato’ e può restare dietro le sbarre fino a quando il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria – ma il provvedimento deve portare la firma del giudice per l’esecuzione – non gli abbia trovato posto. La Toscana non ha ancora i Rems e l’Opg di Montelupo sembra a tutti la scelta più probabile.

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