www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/09/2015  -  stampato il 09/12/2016


Luigi Chiatti accompagnato nella REMS di Cagliari: mostro o persona da curare?

È arrivato nella Residenza per l'esecuzione misure di sicurezza (Rems) di Capoterra (Cagliari) Luigi Chiatti, il cosiddetto Mostro di Foligno. È giunto a bordo di un furgone della Polizia Penitenziaria, scortato da un'auto del corpo. Ha varcato i cancelli della struttura alle 11:20. Fuori non c'era nessuno a protestate o a manifestare contro il trasferimento dell'uomo in Sardegna. Nella struttura sanitaria, dove Chiatti dovrà stare per almeno tre anni, questa mattina si è lavorato normalmente. 

Venne arrestato nell'agosto 1993 subito dopo avere ucciso Paolucci, di 13 anni, a Casale, una piccola frazione della montagna di Foligno. Un anno prima, nell'ottobre 1992, uccise anche Allegretti, di 4 anni.

Fuori dai cancelli della struttura, inaugurata il 23 luglio scorso, nessun manifestante o protesta. Ad attendere Chiatti il personale sanitario. Al lavoro ci sono quattro psichiatri di cui uno a tempo pieno, uno psicologo, un tecnico della riabilitazione, dieci infermieri, cinque operatori socio sanitari, un amministrativo e un assistente sociale.
La struttura sanitaria, dotata di sistemi di sicurezza come vetri blindati, recinti anti scavalcamento, e di un servizio di vigilanza garantito da guardie giurate, nasce per accogliere i pazienti affetti da patologie psichiche e responsabili di reati, per i quali la magistratura ha disposto una misura di sicurezza di tipo detentivo. 

"Smettiamola di chiamarlo 'mostro', è un luogo comune. I mostri sono nelle favole. Parliamo di una persona che non può più fare paura, vive una tragedia interiore devastante da 25 anni. Gli omicidi che ha compiuto sono la sua maledizione", aggiunge Dell'Acqua, che ha diretto per 17 anni il Dipartimento di salute mentale triestino e che per anni si è battuto per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg). Se i tre anni che Chiatti passerà nella Rems di Cagliari produrranno un miglioramento delle sue condizioni "è domanda a cui è difficile rispondere. E' comunque rarissimo che chi commette reati di gravità simile ricada in recidiva". Sulla pericolosità del pluriomicida lo psichiatra è netto "è inverosimile che possa nuocere ancora per via dell'allontanamento dai luoghi e dai contesti di origine, per le cure psichiatriche e farmacologiche cui è stato e sarà sottoposto e per l'attenzione particolare che si presterà al caso".

"Chiudere gli Opg è stato di certo un gesto di civiltà" commenta uno dei magistrati che ha seguito la vicenda Chiatti "ma è indubbio che ora la sfida in casi come questi si trasferisce dal piano detentivo a quello sanitario. Si tratta di una scommessa... Del resto non abbiamo avuto scelta. Non ci sono altre vie praticabili in base alla nuova norma, seppure nel caso del mostro di Foligno siamo davanti a una vicenda di eccezionale gravità".

A descrivere l'attuale "altissima pericolosità sociale dì Chiatti" invece sono stati i periti incaricati dalla corte d'Appello di Firenze. "Nonostante il trascorrere del tempo si rileva ancora un forte rischio di recidiva" scrivono i medici. "In Chiatti di recente è emerso uno stato di frustrazione e dì solitudine che potrebbe gestire in modo imprevedibile. Nei vari incontri che si sono succeduti non è stato riscontrato in lui mai nessun cenno di rimorso o un minimo dolore per ì fatti commessi". "Si tratta" sostengono nella loro relazione inviata al tribunale di Sorveglianza dì Firenze "di un disturbo delirante" con "una quota di aggressività repressa e la totale mancanza di un contatto con il proprio mondo interiore".

"La vicenda Chiatti è il risultato di un pasticcio dietro l'altro del nostro sistema giudiziario" commenta amaro l'avvocato Giovanni Picuti, legale dei genitori delle vittime, "nessuno oggi può dirci cosa succederà. Eppure", ricorda il legale, "contestammo tutto da subito. Prima lo sconto a 30 anni per la seminfermità: per noi era evidente che Chiatti era lucido, consapevole delle sue azioni, altro che matto. Per capirlo è sufficiente leggere i file del suo computer dove annotava i pedinamenti dei bambini di Foligno. Poi provammo ad opporci anche al beneficio dell'indulto. Ma è stato sempre tutto inutile, E ora, c'è anche la beffa dell'assenza di strutture idonee".

Preoccupato anche il commento di Alberto Speroni, poliziotto ora in pensione che nel 1993 arrestò il mostro di Foligno. "Chiatti mi disse che aveva fatto l'omicidio perfetto. Ancora provo rabbia per la freddezza messa in mostra da quello che all'epoca era un ragazzo di appena 20 anni. Sono convinto che non debba mai più tornare libero perché non può guarire, ma sarà la legge a decidere".

La Repubblica.it - cagliaripad.it

 

Luigi Chiatti ha finito la pena. Uscirà dal carcere? Aveva detto: da libero tornerò ad uccidere

 

Chiusura degli OPG: la solita messinscena che crea più problemi di quanti ne risolve