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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/09/2015  -  stampato il 11/12/2016


Dovevano assaltare furgone della Polizia Penitenziaria per far evadere il boss: il pentito racconta il piano

Doveva evadere dal carcere con un assalto armato al furgone blindato che lo trasportava in Tribunale a Vibo Valentia oppure durante gli spostamenti da un istituto di pena ad un altro. Protagonista del piano di evasione (saltato solo per l'arresto di alcuni componenti del clan dei Piscopisani), con un commando armato pronto ad entrare in azione contro la Polizia Penitenziaria, il boss delle Preserre vibonesi, Bruno Emanuele, a capo dell'omonimo clan e condannato all'ergastolo per due omicidi consumati nel Cosentino su mandato del clan Forastefano di Cassano (Cs) e poi condannato a 22 anni per associazione mafiosa dal Tribunale di Vibo nel processo nato dall'operazione "Luce nei boschi".

A svelare nei giorni scorsi al Tribunale di Vibo Valentia l'inedito piano criminale con la fuga del boss è stato il nuovo pentito Raffaele Moscato, killer del clan dei Piscopisani (dal nome della frazione Piscopio di Vibo), che dal marzo scorso collabora con la Dda di Catanzaro. Secondo il pentito, a progettare l'evasione del boss Bruno Emanuele, oltre ai clan delle Preserre vibonesi ci sarebbe stato il clan dei Piscopisani, alleato in unico cartello criminale con i clan vibonesi dei Tripodi di Porto Salvo, Bonavota di Sant'Onofrio e Razionale di San Gregorio. Tali clan si sarebbero tutti alleati contro il boss di Nicotera (Vv), Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", che Bruno Emanuele una volta evaso avrebbe dovuto uccidere.

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