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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/09/2015  -  stampato il 03/12/2016


Detenuti del carcere di Venezia protestano con barricate e scioperi della fame

Nel carcere di Santa Maria Maggiore sale la tensione. Due giorni senza mangiare, barricate alle cancellate interne. Le richieste: indulto, più lavoro all'interno, colloqui facilitati. Continua la protesta dei detenuti nel carcere di Santa Maria Maggiore: per due giorni più di cento carcerati, quelli del braccio destro, hanno aderito ad uno sciopero della fame, una protesta del tutto pacifica, in solidarietà con il leader radicale Marco Pannella, che da un mese è in sciopero della fame anche per le questioni legate alla situazione penitenziaria in Italia. Tra le altre richieste c'è anche quella dell'indulto, così come aveva ipotizzato anche il Papa nel suo ultimo intervento.

Ben diversa la protesta dei detenuti del braccio sinistro, che martedì nel pomeriggio hanno inscenato una contestazione più rumorosa e meno tranquilla. Intorno alle 17 di ogni giorno gli agenti di custodia intervengono nei bracci per riportare nelle celle i detenuti che per l'intera giornata hanno potuto godere di maggior libertà, essendo rimaste aperte le celle. Due giorni fa, i carcerati hanno impedito agli agenti di entrare chiudendo le cancellate e barricandole con materassi ed altro materiale appoggiato alle inferriate. La protesta è durata per più di un'ora, finché il comandante della Polizia Penitenziaria è intervenuto e ha trattato con i detenuti il loro rientro nelle celle. Nei giorni precedenti, gli stessi detenuti avevamo protestato incendiato alcune lenzuola e ancor prima avevano, tutti alla stessa ora, battuto sulle inferriate e sulle porte per alcuni minuti oggetti in metallo per produrre rumore.

Più concrete le richieste dei detenuti del braccio destro, che contestano la direzione di Santa Maria Maggiore: chiedono di poter eleggere i loro rappresentanti nella Commissione cultura, l'unica struttura nel carcere in cui sia possibile discutere e avanzare richieste sulle loro condizioni di vita interne; lo sblocco dei permessi per il lavoro, visto che sempre meno detenuti riescono a lavorare; il permesso anche per gli stranieri di poter telefonare ai parenti nel loro paese, che ora per motivi burocratici sono bloccati, tanto che c'è più di qualcuno che è in carcere da tre anni non è ancora riuscito a parlare con la moglie o la madre; una maggiore facilità di ottenere i colloqui nel parlatorio del carcere. Richieste che riguardano le condizioni carcerarie: i detenuti sono puniti per i loro reati con la misura coercitiva della libertà, in Italia, invece, spesso, subiscono altre punizioni, il sovraffollamento, l'umiliazione, ed altro.

Ma non sono solo i detenuti a contestare la direzione di Santa Maria Maggiore, anche gli agenti della Polizia Penitenziaria da tempo stanno protestando. Sono costretti a lavorare sotto organico, con turni spesso massacranti in una situazione di grande tensione, tanto che negli ultimi mesi d'estate sono stati numerosi gli agenti finiti in ospedale per scontri violenti con i detenuti. Due giorni fa, infine, anche il magistrato del Tribunale di sorveglianza che si occupa delle carceri veneziane, il giudice Barbara Dalla Longa, ha avuto numerosi colloqui con detenuti a Santa Maria Maggiore. Per ora, non ha messo in cantiere alcun provvedimento, ma non è escluso che nei prossimi giorni intervenga. Infine, il mese scorso tre parlamentari veneziani del Pd hanno visitato il carcere lagunare e si preparano a presentare un'interrogazione al ministro della Giustizia.

La Nuova Venezia