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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/09/2015  -  stampato il 11/12/2016


Carcere di Cagliari Uta ancora da terminare: incompleta sezione 41-bis e disagi per il personale

"A poco meno di un anno dal trasferimento dei detenuti dal vecchio carcere di Buoncammino di Cagliari al Villaggio Penitenziario di Uta, nell'area industriale del capoluogo a circa 23 chilometri, le numerose incompiute stanno creando pesanti disagi agli Agenti Penitenziari, agli amministrativi, ai detenuti e ai loro familiari. Sono improcrastinabili interventi per colmare i vuoti lasciati dal fallimento di Opere Pubbliche e garantire servizi di collegamento". Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", evidenziando le diverse carenze registrate negli edifici articolati in 15 sezioni.

"La Casa Circondariale di Cagliari - sottolinea - è una struttura complessa, dispersiva, in cui operano 360 Agenti rispetto ai 420 previsti in organico per 549 detenuti, esclusi i 92 in regime di massima sicurezza (ma con una capienza regolamentare prevista fino a 950). La dislocazione nell'area industriale di Cagliari, in una landa desolata, maleodorante, soggetta ad allagamenti in quanto alluvionale pone innanzitutto problemi di comunicazione e collegamento. L'insufficiente numero di Agenti limita il servizio di prenotazione colloqui. E' infatti disponibile una sola linea telefonica per un solo addetto che fa fronte a circa 90 colloqui quotidiani. Il telefono peraltro risulta libero anche quando il numero è occupato da un'altra chiamata, provocando malcontento tra i familiari".

"Non è stato ancora risolto il problema dei collegamenti nei giorni festivi. Agenti, detenuti e familiari accedono con grandi difficoltà al servizio pubblico di trasporto anche nei giorni feriali. Gli orari stabiliti dal CTM, con l'apposito autobus, non sono adeguati - evidenzia Caligaris - ai bisogni reali di chi lavora. Inconcepibile l'assenza di una pensilina con panchina almeno per offrire riparo e sostegno per attendere il mezzo".

"Neppure la struttura del carcere, all'ingresso dov'è collocata la block house, offre - rileva ancora la presidente di Sdr - un riparo in attesa dei colloqui. I familiari, giovani e anziani, sono costretti a sostare sotto il sole o sotto la pioggia, come in questi giorni, anche con neonati o bambini in braccio. Chi ha progettato la struttura ha pensato solo a un'area di transito per i parenti e non a una sosta inevitabile per chi attende il turno per i colloqui, soprattutto giungendo da paesi lontani".

"Tutt'altro che ideale la condizione interna. Non è stata infatti completata l'automazione dei cancelli e nella rotonda "Buoncammino" nevralgica per l'accesso alle diverse sezioni del carcere, l'Agente deve continuamente spostarsi per aprire i pesanti cancelli in una condizione di lavoro difficile. Non è stato completato il pavimento della Palestra, il Padiglione del 41bis è abbandonato a se stesso, il Teatro non è del tutto agibile e perfino la biblioteca è stata ricavata in extremis ma non ha un sufficiente numero di scaffali espositori. Incredibile però è che si registrino infiltrazioni d'acqua perfino nella Mensa e nella Caserma degli Agenti oltre che in alcune celle dell'ultimo piano. E' sufficiente infine dare uno sguardo alle inferriate delle finestre - conclude Caligaris - per scorgere gli strati di ruggine. Senza contare le problematiche della Sanità Penitenziaria che sono ancora tutte da risolvere, permane il dubbio se la struttura sia davvero passata al Ministero della Giustizia visto che i lavori non sono stati portati a termine, non c'è stata alcuna inaugurazione e il Ministero delle Infrastrutture è chiamato a verificare le condizioni del Villaggio ".

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