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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/10/2015  -  stampato il 03/12/2016


Il direttore del carcere di Padova promosso vice Provveditore: ma sembra quasi una "rimozione"

Salvatore Pirruccio se ne va dopo 13 anni alla direzione del carcere di Padova. Il Dipartimento l’ha promosso al Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria: sarà il vicario del provveditore, praticamente il numero due del triveneto. Tuttavia c’è chi dubita del fatto che si tratti di un semplice movimento di figure apicali nell’ambito del Ministero della Giustizia. Per spiegare questo cambiamento c’è chi tira in ballo l’antico motto“promuovere per rimuovere”. Pirruccio è certamente il direttore che più di tutti ha contribuito a trasformare il penitenziario in un laboratorio per la riabilitazione dei detenuti ma è anche il dirigente di un carcere in cui sono state sviluppate inchieste pesantissime. «Il movimento è già operativo. Sto attendendo indicazioni. Soprattutto sto attendendo che mi dicano chi è il mio successore per il passaggio di consegne». conferma.

Salvatore Pirruccio ha 62 anni, è un funzionario del Ministero e in questi 13 anni alla guida della Casa di reclusione di Padova ha vissuto momenti difficili. L’ultimo anno e mezzo, però, rischia di essere il peggiore. L’inchiesta della Squadra mobile e del pm Sergio Dini sul traffico di droga e sim card tra guardie carcerarie e detenuti, è stata un vero terremoto. Bisogna capire quindi se il cambio al vertice è in qualche modo riconducibile a quel contesto. «Se così fosse mi avrebbero spostato un anno e mezzo fa» risponde sicuro Pirruccio. «Così come sono stati allontanati alcuni agenti, avrebbero spostato subito anche me». Ciò che gli investigatori hanno dimostrato, però, lascia inevitabilmente una scia. «Nessuna scia. Chi ha commesso reati è stato inquisito e condannato. Il Due Palazzi resta un carcere di ottimo livello in cui è stato sviluppato un trattamento rieducativo avanzato. In ogni caso ci sarà un momento di trasferimento della conoscenza e passaggio delle consegne. Per questo sono ancora qua al mio posto. Attendo il successore per aiutarlo a insediarsi».

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