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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/10/2015  -  stampato il 05/12/2016


La Procura di Roma indaga per la prima volta su tre Carabinieri per la morte di Stefano Cucchi

Per la prima volta nei confronti dei carabinieri viene ipotizzata l’accusa di lesioni per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano deceduto nell’ottobre 2009 in ospedale, una settimana dopo il suo arresto per droga. Arriva a un punto focale l’intera vicenda, dopo un processo d’appello che ha sentenziato l’assoluzione di sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria. 

Le nuove iscrizioni riguardano i carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco. Si tratta di militari che la notte dell’arresto di Cucchi parteciparono alla perquisizione nella sua abitazione alla ricerca di sostanze stupefacenti e poi accompagnarono il giovane da casa dei genitori alla caserma Appia, la prima struttura nella quale Stefano fu portato prima del suo trasferimento alla caserma di Tor Sapienza. Ma l’inchiesta della magistratura romana (le indagini sono state delegate dal Procuratore capo Giuseppe Pignatone al sostituto Giovanni Musarò) va avanti anche su un altro fronte: quello della falsa testimonianza. All’iniziale iscrizione nel registro degli indagati dell’ex vice comandante della stazione di Tor Sapienza, Roberto Mandolini, si aggiunge una nuova iscrizione per la stessa contestazione: quella del carabiniere Vincenzo Nicolardi.

Adesso avanza l’inchiesta bis sulla morte di Stefano, nata dopo un esposto presentato dalla famiglia e alla luce di quanto scritto nelle motivazioni della sentenza dai giudici d’appello. L’attenzione degli investigatori mira a chiarire quanto accaduto dal momento dell’arresto e fino all’arrivo nelle celle del tribunale, dopo una sentenza d’appello nella quale i giudici hanno sostenuto che il giovane «fu sottoposto ad una azione di percosse e non può essere definita una `astratta congettura´ l’ipotesi prospettata in primo grado, secondo cui l’azione violenta sarebbe stata commessa dai carabinieri che lo hanno avuto in custodia nella fase successiva alla perquisizione domiciliare». E la Procura di Roma ora accusa per la prima volta i carabinieri.

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