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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/10/2015  -  stampato il 08/12/2016


Mario Mantovani in carcere: "non posso che parlar bene della grande professionalitÓ della Polizia Penitenziaria"

Un tiepido sole autunnale scalda le panchine di piazza Filangieri, dove camminano avvocati distratti e nonne con i bambini. Ma dentro fa freddo, molto più freddo...
Riscaldamento quasi inesistente nelle piccole celle di San Vittore, uno dei carceri considerati tra i più sovraffollati e fatiscenti d’Italia. È qui, in unastanzetta a tre letti, due a castello, che Mario Mantovani da una settimana è stato rinchiuso, e vive, insieme ad altri due detenuti.

Una somma di “ex” gli pesa sull’anima: ex vicepresidente della Regione, ex assessore alla Sanità lombarda, ex senatore, ex sindaco di Arconate, ex uomo di fiducia di Silvio Berlusconi. Per lui oggi il carcere con le accuse di concussione, corruzione e turbativa d’asta, e un fresco rifiuto degli arresti domiciliari nonostante le undici ore complessive di interrogatorio e i 65 anni compiuti lo scorso luglio. È provato ma non si perde d’animo:«È una prova dura, la più dura della mia vita - dice - ma sono sereno perché so di poter dimostrare le mie ragioni». Ieri per la prima volta ha potuto incontrare e abbracciare la moglie e la figlia, e ha parlato al consigliere regionale di Forza Italia Fabio Altitonante: «Ho trovato grande umanità qui - dice - certo più dentro che fuori. E non posso che parlar bene della grandeprofessionalità della Polizia Penitenziaria».

Una concessione alla commozione: «Mi viene il magone solo la sera alle otto, quando chiudono la porta della cella...». Per il resto le giornate trascorrono uguali: sveglia alle otto del mattino, tante ore a leggere in biblioteca. E proprio come quando era sindaco ad Arconate, gli altri detenuti del braccio vanno a chiedergli consiglio. Lui in tuta e scarpe da ginnastica, passeggiando nel corridoio, non fa fatica a chiacchierare. Tanto meno ad aprire i quaranta telegrammi di solidarietà che gli arrivano ogni giorno. Poi per distrarsi c’è la cucina: «La migliore specialità - riesce a scherzare - sono gli spaghetti alla carcerata: provola e salame piccante. Poi c’è il pollo alla San Vittore...». E domani, giovedì, è giorno di spesa.  Perché per combattere la disperazione e sopravvivere alla noia del cibo carcerario, i detenuti cucinano coi fornelletti. Aspettando, lui come gli altri, che le ore, sempre uguali, passino...

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