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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/10/2015  -  stampato il 08/12/2016


Carceri ingestibili in Brasile: gli Agenti consegnano le chiavi ai detenuti per gestire la sicurezza

Le prigioni del Pernambuco tra sovraffollamento e violenze, al limite del collasso. Tra celle stracolme e condizioni igienico-sanitarie indecenti, la mancanza di agenti lascia spazio alla criminalità. Per questo in diverse case circondariali i secondini scelgono dei prigionieri per "mantenere l'ordine" a discapito della legalità. Umanità e legge sono due parole che perdono di significato quando si volge lo sguardo alla situazione carceraria brasiliana.

La zona più colpita da fenomeni di sovraffollamento e criminalità è la regione di Pernambuco, nel nord est del paese. Qui, con il personale ridotto all'osso e condizioni detentive inumane, gli agenti arrivano a cedere le chiavi delle celle a reclusi scelti tra tanti affinché mantengano l'ordine. Ovviamente sulla pelle degli altri prigionieri.

Il caos dietro le sbarre. I diritti umani non sono benvenuti nelle carceri brasiliane. Al di là di ogni norma o regolamento, le celle arrivano a contenere un numero di persone dieci volte superiore alla propria capienza. Nel paese sono più di 607mila i detenuti in strutture progettate per accoglierne 377mila. E nel Pernambuco la situazione è ancora più allarmante. Qui i posti in carcere sono circa 10.500, ma ad oggi in cella ci sono più di 32mila persone.

Il triplo rispetto al numero dei detenuti stimati nei progetti. In realtà il 50% dei prigionieri è in attesa di giudizio e a dispetto non solo del diritto internazionale ma anche della stessa legge brasiliana, sono detenuti assieme ai condannati. Inoltre le condizioni igienico sanitarie sono allarmanti: nelle carceri del Pernambuco l'incidenza di tubercolosi è 100 volte superiore alla media nazionale. "Lo stato - afferma Maria Laura Canineu, responsabile di Human rights watch per il Brasile - ha stipato decine di migliaia di persone in celle progettate per ospitarne un terzo. Inoltre ha consegnato le chiavi delle celle a detenuti che usano la violenza e l'intimidazione trattando la prigione come un feudo personale".

Prigionieri secondini. Secondo il ministero della Giustizia brasiliano, nelle carceri del Pernambuco il rapporto tra guardie e prigionieri è di uno a 30, il peggiore del paese. Ma ci sono situazioni ancora più inverosimili come una struttura ospitante circa 2.300 detenuti che dispone di soli quattro agenti. In tali condizioni diventa pressoché impossibile per le autorità mantenere il controllo e la legalità all'interno delle strutture carcerarie. Così, in alcune prigioni le guardie cedono le chiavi delle celle direttamente a reclusi scelti tra gli "ospiti" delle strutture.

Una sorta di milizia usata per mantenere l'ordine con metodi arbitrari. In compenso le guardie o chiudono un occhio nei confronti delle attività illicite portate avanti dai prigionieri-secondini oppure partecipano intascando delle tangenti. Stando alle testimonianze raccolte da Hrw nel report "Lo stato ha lasciato che il male prendesse il suo posto", i prigionieri non solo vendono farmaci, droghe e smerciano diversi tipi di beni, ma con il benestare degli agenti portano avanti attività criminali di ogni tipo.

Un vizio di giustizia. Una delle cause del sovraffollamento risiede nella prassi di non sottoporre i detenuti alle "udienze di custodia". Dei colloqui dove il giudice dopo l'arresto decide dove il detenuto dovrà attendere il processo e verifica la legalità dell'intero iter. La mancanza cronica di questa fase processuale ha diverse conseguenze. Prima fra tutte l'affollamento delle carceri dove condannati e persone in attesa di processo condividono le celle e gli spazi comuni. In secondo luogo la mancanza di queste audizioni non permette al giudice di verificare se i prigionieri sono stati vittima di violenze o abusi da parte delle forze dell'ordine.

"Rispettando l'obbligo di proteggere le persone dalla carcerazione arbitraria - afferma Canineu - lo stato del Pernambuco potrebbe contemporaneamente diminuire il numero dei reclusi e combattere il sovraffollamento che contribuisce alle insalubri, degradanti e insicure condizioni delle sue carceri".

La Repubblica