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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/10/2015  -  stampato il 10/12/2016


Agente in servizio nel carcere di Parma indagato: avrebbe passato un cellulare ad un detenuto

Un cellulare consegnato tra le sbarre di Via Burla, senza stratagemmi, libri usati come nascondiglio o ingegnosi nascondigli: semplicemente recapitato a un detenuto.

Non un superboss, ma un criminale comune, seppur con una fedina penale di un certo rilievo: a lui, carabinieri e Polizia Penitenziaria, che su ordine della procura nei giorni scorsi hanno passato sotto la lente di ingrandimento stanze e alloggi del personale del carcere, sono convinti il telefonino sia stato recapitato con semplicità.

Per denaro, forse. O altre piccole promesse che ora per l’agente, lasciato comunque a piede libero, è scattata l’accusa di corruzione. 

E il caso, su cui le indagini si stanno concentrando anche se per ora si parla di mere ipotesi, vuole che nel febbraio 2013, quando dal carcere, dopo, probabilmente, mesi di indaginosa organizzazione, fuggirono Valentin Frrokaj e Taulant Toma, di turno nel loro settore fosse proprio lo stesso agente, che la sera prima dell’evasione era rimasto in turno fino a tardi, proprio assegnato a quelle celle.

All’epoca, a differenza di altre undici persone rinviate a giudizio, otto delle quali (l’ex direttore, l’ex comandante e altri sei poliziotti) per procurata evasione, sotto indagine per quella fuga, non fu indagato.

Ora potrebbero scattare approfondimenti.

Intanto ci si chiede anche chi abbia chiamato il detenuto con quel telefono: familiari e amici, pare. Nessuna fuga organizzata, nessun colpo architettato, chiacchiere. Che non avrebbe dovuto fare, che alla guardia potrebbero costare carriera e distintivo.

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