www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/10/2015  -  stampato il 09/12/2016


Ex brigatista tenta di uccidere il coinquilino: finalmente torna in carcere come aveva chiesto agli Agenti Penitenziari

Gianluigi Marasco è tornato in carcere. Alle spalle 30 anni di reclusione e davanti una vita da ricostruire a settant’anni suonati fuori le sbarre. La forza per ricominciare l’ha cacciata, ma per armare la sua mano di coltello e ferire con due, forse tre colpi, Maurizio Ventresca. Per colmare il vuoto passato però solo debolezze. Ieri, in una abitazione di via Avezzano, ha accoltellato il coinquilino 45 enne, soprannominato Veleno, in prognosi riservata e tuttora ricoverato all’ospedale di Sulmona. Scontata la pena anni fa, appena fuori dal carcere di via Lamaccio, ormai 68enne, Marasco tentò di tutto per rinunciare alla sua libertà. Si fermò a 400 metri dall’ingresso del penitenziario e, ripercorrendo a ritroso il piazzale esterno dell’istituto di pena, tornò dagli agenti al block house. Con determinazione chiese di poter rientrare, di poter tornare dietro le sbarre perché la sua vita doveva continuare e finire in galera. In questi termini si rivolse ai berretti blu che rimasero attoniti a sentir pronunciare certe parole da uno che era stato dentro tutto quel tempo: “La mia vita deve continuare e finire in carcere” e probabilmente così sarà. Un passato da terrorista, negli anni ’70 per le sue azioni era stato condannato con sentenza definitiva. Marasco aveva scontato tutta la sua pena: 30 anni di reclusione. Da 5 anni sembrava filare dritto, ma ieri con un coltello da cucina, dopo una lite furibonda, l’ex brigatista ha colpito più volte Ventresca, un sulmonese con cui coabitava da appena 3 giorni. Si conoscevano da prima del carcere, a via Lamaccio si erano ritrovati dopo tanto, prima di dividersi si erano ripromessi di darsi una mano, una volta fuori da quelle mura.

I fatti. Così, l’altra sera l’alterco degenera per un motivo banale, l’uso di un’auto in comune, questa sarebbe la causa scatenante il litigio. Dietro una futile ragione però potrebbe celarsi qualche strano giro d’affari, per questo i militari dell’Arma indagano a tutto campo sulla vicenda e stanno cercando di fare chiarezza sul caso. Marasco impugna un coltello affilato, di quelli per affettare la carne, 11 centimetri di lama. Uno, due, forse 3 coltellate contro Ventresca che abita con lui e che, nonostante tutto, riesce a divincolarsi dalla presa e si allontana. Esce di casa e scende la rampa di scale, le gocce di sangue dalle ferite sul marmo freddo tracciano la via d’uscita dal condominio. L’uomo va verso un’agenzia scommesse su via Cappuccini e chiede aiuto, è disperato, sanguina. Viene soccorso dal personale sanitario e trasportato con l’ambulanza del 118 all’ospedale Peligno, all’arrivo è praticamente sconvolto, in stato confusionale. Durante la sera le sue condizioni di salute peggiorano, la prognosi non è stata ancora sciolta, le condizioni ora sono stazionarie.

Solo grazie all’intervento immediato di un equipaggio dell’Aliquota radiomobile dei Carabinieri di Sulmona è possibile la cattura del 73enne che appena dopo il fatto si prepara a scappare. I militari dell’Arma raggiungono in un baleno via Avezzano, subito si mettono alla ricerca del 73enne e lo fermano a pochi metri dal condominio in cui ha condiviso l’appartamento con Ventresca, proprietario dell’abitazione. Gli uomini del maresciallo Vincenzo Zenobi individuano e bloccano l’ex brigatista, poi lo conducono al Comando di via Sallustio, dove il Capitano Fiorindo Basilico coordina tutta l’operazione e gli accertamenti di rito. Il 73enne viene identificato, ascoltato e poi dichiarato in arresto. L’anziano ha trascorso la notte in quello stesso istituto detentivo, ad alta sicurezza, che non avrebbe mai voluto lasciare 5 anni prima. Agghiacciante paradosso: ha avuto la libertà di rinunciare alla libertà. Il 73enne dovrà rispondere dell’accusa di tentato omicidio. 

quiquotidiano.it