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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/10/2015  -  stampato il 15/12/2017


Droga e telefono nella mortadella consegnata in carcere: condannato un detenuto

Con l'aiuto della sua fidanzata, il 24 gennaio scorso si era fatto portare nella casa circondariale di via Gleno, dove stava scontando una condanna per furto, un pacco contenente due mortadelle intere, con lo stemma delle macellerie islamiche, destinate ad un compagno di detenzione, un immigrato marocchino di 30 anni. Durante i controlli, però, un poliziotto penitenziario aveva scoperto che i salumi contenevano nell'impasto 3 panetti di hashish, per un peso totale di circa 50 grammi, e un telefonino cellulare, con tanto di batteria e scheda telefonica.

Per questo episodio il gup Alberto Viti, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato (sconto di un terzo sulla pena finale), ha condannato a 3 anni di reclusione un bergamasco di 35 anni, con precedenti per rapina e furto, per introduzione di sostanze stupefacenti in carcere. Il giudice ha invece assolto la sua ragazza, 25 anni, residente in un comune dell'hinterland, credendo alla sua versione dei fatti: "È vero, ho portato il pacco in prigione, ma l'ho ricevuto da un uomo all'esterno della casa circondariale e non sapevo cosa contenesse. Ho fatto un favore al mio compagno".

L'immigrato marocchino, che nel frattempo è stato espulso dall'Italia su ordine del questore, è stato assolto, come indicato dalle disposizioni sulle norme dell'immigrazione: l'articolo 13, infatti, prevede il "non luogo a procedere" per l'imputato, se non è stato ancora emesso il decreto di rinvio a giudizio. Davanti al giudice dell'udienza preliminare, il 35enne si è difeso sostenendo che non sapeva che le mortadelle contenessero la droga.

"Il marocchino - ha detto - mi ha chiesto se, attraverso la mia fidanzata, potevo fargli recapitare un pacco. Come faccio?, gli ho domandato. Per tutta risposta ha preso un cellulare che teneva in una tasca dei pantaloni, me lo ha dato e mi ha chiesto di contattarla e di riferirle che poco prima di entrare a farmi visita si sarebbe incontrato, fuori dal carcere di via Gleno, con un uomo che le avrebbe consegnato il pacco. E così ho fatto". Circostanza che è stata confermata dalla giovane. Il giudice, però, non ha ritenuto plausibile la versione dell'uomo, in quanto conosceva l'immigrato ed era a conoscenza dei suoi precedenti per droga.

Quindi poteva prevedere che dietro quella richiesta ci fosse qualcosa di poco chiaro. Con il suo comportamento, in sostanza, si è reso complice dell'immigrato, aiutandolo a introdurre la droga nella casa circondariale. Successive perquisizioni effettuate dalla Polizia Penitenziaria aveva permesso di scoprire nella cella del magrebino altre due mortadelle, questa volta senza droga all'interno, ma con lo stesso marchio delle macellerie islamiche.

Il Giorno

 

Hashish e telefonino nascosto nella mortadella