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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/10/2015  -  stampato il 06/12/2016


Il carcere di "massima sicurezza" di Viterbo un colabrodo: fiaccolata dei Poliziotti Penitenziari

Mammagialla al buio, fiaccolata di protesta della Polizia Penitenziaria.

Manifestazione pacifica, questo pomeriggio, davanti al carcere di Viterbo. E’ stata pensata e promossa dalle sigle sindacali di Sappe, Cgil, Cisl, Sinappe e Uil per chiedere una risoluzione delle problematiche che da anni affliggono l’istituto e minano la sicurezza del personale: dall’inesistente impianto di illuminazione esterno, alle obsolete divise degli agenti fino ad arrivare a una carente assistenza medica.

“Questo è l’ultimo atto – dicono – di una serie di richieste che per anni sono rimaste inascoltate”. Nel mirino della protesta, in primis, la direttrice del carcere Teresa Mascolo e la provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Maria Claudia Di Paolo.

“Dal 2008 – spiegano – l’istituto versa in uno stato di insicurezza per la mancata illuminazione esterna, la visibilità è praticamente nulla. Segnaliamo quest’anomalia da sette anni ma mai nessuno ha preso provvedimenti o stanziato un solo euro. Insomma, il problema non si è mai voluto risolvere ma ora vogliamo delle risposte prima che qualcuno si faccia male”.

Quel qualcuno sono soprattutto gli agenti di Polizia Penitenziaria. “Secondo la legge – dicono – se un detenuto scappa la colpa ricade sul custode. Abbiamo mogli e figli. Vogliamo essere tutelati, non pagare per un carenza che non dipende da noi. La mancata illuminazione, infatti, non ci permetterebbe di individuare un evaso già a pochi metri di distanza dal carcere pagandone direttamente le conseguenze”.

I sindacati si rivolgono anche al sindaco Leonardo Michelini e alla prefetto Rita Piermatti. “Mammagialla è un carcere di massima sicurezza dove sono detenuti anche criminali del 41bis. Se uno di loro evade – spiegano – il problema è anche di ordine pubblico. Anche il sindaco e la prefetto facciano la loro parte, diventando nostri interlocutori”.

A inasprire questo stato di agitazione anche il mancato approvvigionamento del vestiario per gli agenti di Polizia Penitenziaria. “L’approvvigionamento del vestiario – continuano – è fermo da anni. Le divise costrette a indossare oggi sono obsolete e non più degne di un corpo di polizia”.

Carente, secondo i sindacati, anche l’assistenza medica. “Se in servizio – spiegano – un uomo del personale incappa in un infortunio è costretto ad andare al pronto soccorso autonomamente chiedendo un permesso lavorativo”.

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