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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/11/2015  -  stampato il 04/12/2016


Collega ha risposto al fuoco e Vigilantes con fratture multiple: emergono i primi dettagli della fuga di Perrone da ospedale Fazzi di Lecce

Sulla vicenda della fuga dell'ergastolano avvenuta ieri mattina dall'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, soono emersi i primi dettagli ricavati dalle testimonianze dei presenti. 

Da fonti investigative si è saputo che Fabio Perrone ieri mattina era stato condotto in opedale con un altro detenuto, destinato accertamenti al vicino ospedale oncologico, a bordo di un unico furgone “cellulare”, con a bordo 4 agenti, 2 per ogni detenuto.

Fabio Perrone, prima di impossessarsi della pistola dell’agente penitenziario, aveva avuto una colluttazione con l’agente nella sala endoscopica: appena tolte le manette per l’esecuzione dell’esame diagnostico si è voltato di scatto e ha sfilato la pistola a uno degli agenti strappando la fondina. C'è stata una colluttazione e si è tentato di bloccare l'uomo con una barella.

Con l'arma sottratta, l'evaso ha sparato all'altro Agente, l'Assitente di Polizia Penitenziaria Antonio Caputo, che negli stessi istanti ha risposto al fuoco con due colpi, prima di accasciarsi. L’Agente, raggiunto da un proiettile alla coscia destra, dopo le prime cure è stato ricoverato in via precauzionale nel reparto di Rianimazione dell’ospedale leccese ed ha una prognosi di 30 giorni per la lesione muscolare provocata dal proiettile che è entrato e uscito dalla gamba senza produrre lesioni ossee e gravi danni vascolari. Un anziano di 68 anni di Lequile, che si trovava sul luogo della sparatoria per assistere un parente, è rimasto ferito in modo lieve alla gamba destra da un proiettile di rimbalzo. In Pronto soccorso sono stati assistiti anche cinque infermieri, tutti in stato di choc. Perrone per coprirsi la fuga ha sparato, risparmiando altre persone solo perché in quel momento i pazienti erano per lo più nelle stanze per il pranzo e chi era in giro ha fatto in tempo a nascondersi.

L'altro collega di Polizia Penitenziaria (che è rimasto contuso a un braccio nella colluttazione per cercare di disarmare il fuggitivo) prova a fermarlo afferrando l'arma del ferito e inseguendo Perrone. Un altro colpo di pistola si udirà qualche minuto più tardi all’esterno, stando ad alcune testimonianze.

Perrone percorre a piedi le scale, gira la mano con cui brandisce la pistola dietro la spalla. Arriva al primo piano, cerca l’uscita dal pronto soccorso. Qui un dirigente medico, Silverio Marchello lo incrocia: i loro occhi s’incontrano per un lungo istante, racconterà ai cronisti. Ha appena sentito quei colpi, non riesce a capire bene cosa siano, forse qualche attrezzo per i lavori in corso nel cantiere vicino, la nuova ala dell’ospedale. Perrone è pallido, circospetto, nervoso. Solo un secondo dopo esserlo lasciato dietro, il medico sente qualcosa nell’aria. L’odore di polvere da sparo. E capisce tutto. Si volta, ma Perrone non c’è più. E’ ormai all’esterno, invano lo cerca anche l’agente di polizia del posto fisso.

Nel parcheggio dell’ospedale, arma in pugno, ha sottratta una Toyota Yaris di colore grigio ad una donna ed è fuggito al volante dell’auto sfondando le barriere poste al varco di uscita. Prima di darsi definitivamente alla figa ha travolto con l'auto un vigilantes in servizio alla portineria dell'ospedale che ha riportato fratture multiple su tutto il corpo.

Perrone sarebbe rimasto ferito ad un occhio.

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Ritrovata la Yaris utilizzata per evasione: Poliziotti Penitenziari liberi dal servizio partecipano alle ricerche di Perrone