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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/11/2015  -  stampato il 10/12/2016


Detenuto di Padova non rientra dal permesso: Ŕ giÓ la seconda volta, in carcere per due tentati omicidi

Stava scontando un lungo periodo di detenzione in carcere per due tentati omicidi e grazie alla sua condotta aveva ottenuto il permesso di lavorare con una cooperativa fuori dalle mura del penitenziario. Venerdì sera, però, Antonio Floris, 61 anni, sardo, non ha fatto rientro al Due Palazzi. Subito sono state attivate le ricerche: l’indagine sulla sua fuga è stata affidata agli investigatori della Squadra mobile di Padova. Non è la prima volta che Floris scappa dal carcere.

Affidato a una cooperativa. Era stato trasferito a Padova proprio per questo motivo, perché si tratta di un penitenziario di massima sicurezza. Alle spalle il pregiudicato sardo ha due tentati omicidi e una estorsione. Dopo una quindicina d’anni senza intemperanze e con una condotta esemplare era riuscito a ottenere dal giudice di sorveglianza il beneficio di un lavoro. Floris era stato affidato a una cooperativa di via Chiesanuova, dove prestava servizio dal mattino fino al tardo pomeriggio. Venerdì sera il detenuto non ha mai fatto rientro. La notizia della sua fuga è stata diramata a tutti i livelli ed è stato deciso di affidare il caso alla Squadra mobile di Giorgio Di Munno.

Il direttore Casarano: godeva da qualche anno di benefici e si spostava ogni giorno con la sua bici.

Le ricerche. Gli investigatori della Questura di Padova stanno compiendo tutti gli accertamenti per rintracciare il latitante. Stanno cercando di risalire alla sua rete di contatti, nel tentativo di ipotizzare un nascondiglio, un tragitto, una destinazione.

Pregiudicato sardo. Antonio Floris non è nuovo a fughe di questo genere. Nel 1999 la sua latitanza finì a un passo dalla casa natale. Sulla sua testa pendeva la condanna a 16 anni per un duplice tentato omicidio. Ma più che per quella condanna, Antonio Floris era diventato un “personaggio” perché da latitante scriveva i diari con un codice cifrato. Gli agenti avevano scoperto il suo segreto quando lo catturarono alla periferia di Elmas (in Sardegna): nel tascapane i diari zeppi di numeri e strani simboli. Era un codice per ricordare ogni giorno della fuga, le imprese criminali, ma anche per scrivere poesie e descrivere le emozioni provate. Antonio Floris si era dato una prima volta alla latitanza negli anni Ottanta, dopo aver intuito che sarebbe finito in cella: il cumulo delle pene per reati contro il patrimonio, voleva dire infatti carcere sicuro. Nel 1996 l’arresto alla periferia di Elmas, bloccato dagli agenti della Criminalpol.

Le fucilate. Nel 1993 sparò alcune fucilate contro due agricoltori, marito e moglie, che avevano denunciato la sua presenza (era ancora latitante) vicino al loro podere. Una scarica di pallettoni per fortuna andata a vuoto, destinata a tappare la bocca a chi aveva osato tradirlo. Finito al carcere di Buoncammino e scarcerato per colpa di una custodia cautelare troppo lunga, Antonio Floris era fuggito una seconda volta pochi giorni prima di essere processato per quel tentato omicidio: sedici anni di carcere, la condanna emessa dal tribunale di Oristano il 15 ottobre 1999. Ora questa nuova fuga, che non fa che peggiorare la sua situazione.

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