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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/11/2015  -  stampato il 03/12/2016


Proiettile trovato nel carcere di Venezia: trovato nel calzino di un detenuto

Durante una perquisizione di routine gli agenti della Polizia Penitenziaria di Santa Maria Maggiore, nella cella di un detenuto, hanno trovato un proiettile. Era nascosto all’interno di un calzino e naturalmente non avrebbe dovuto passare i controlli ai quali viene sottoposto ogni pacco inviato dai familiari. Lo stesso vale per coloro che fanno visita a un detenuto: vengono perquisiti prima dell’incontro. Eppure quel proiettile, ancora da esplodere, è passato indenne, nonostante verifiche e accertamenti, ma si sa che quando scattano ogni giorno non sempre l’attenzione quotidiana è al massimo. Comunque, alla fine, gli agenti hanno scovato egualmente il proiettile quando era già arrivato a destinazione: il detenuto, infatti, lo aveva ricevuto e lo aveva nascosto tra i suoi indumenti.

Che poteva farsene il detenuto di un proiettile? Perché lo ha ricevuto? Sono domande alle quali dovrà rispondere l’indagine aperta dal pubblico ministero di turno, che intanto ha aperto un fascicolo nei confronti del detenuto per detenzione illegale di una parte di un’ arma. La legge, infatti, prevede quest’imputazione non soltanto quando il soggetto in questione possiede un’arma completa e funzionante, ma pure quando ne possiede una parte, un pezzo, anche un unico proiettile. Presumibilmente il pm lo chiederà al detenuto che lo aveva nascosto senza, però, avere grande speranza che voglia rispondere. Naturalmente, il magistrato chiederà accertamenti e verifiche per stabilire soprattutto come è arrivato il proiettile e chi lo ha inviato o consegnato, oltre che per capire quale uso ne doveva fare chi lo deteneva.

Un proiettile di solito serve per sparare, ma è necessaria un’arma e gli agenti non l’hanno trovata nonostante abbiano setacciato a dovere la cella dopo aver scoperto il proiettile. Hanno sospettato subito che potesse esserci anche una pistola o comunque un attrezzo in grado di sparare, quindi hanno compiuto controlli accurati e non solo nella cella del detenuto in questione. Ma una pistola, anche se smontata, non è facile da far passare, a meno che non vi sia la collaborazione di uno o più agenti. Nel carcere di Padova è

venuta alla luce una vera e propria banda composta anche da agenti che riusciva a far entrare di tutto nelle celle, ma a Venezia non è così e ora gli inquirenti sperano con le indagini di scoprire come sia riuscito il detenuto ad avere e nascondere un proiettile inesploso.

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