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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/09/2010  -  stampato il 11/12/2016


Stupri in carcere, due agenti di polizia penitenziaria verso il processo

Chiesto il processo per due agenti della polizia penitenziaria accusati di aver stuprato dei detenuti transessuali nelle carceri di San Vittore e di Bollate, abusando dei propri poteri. La richiesta è stata formulata dal pubblico ministero Isidoro Palma che contesta ai due agenti i reati di concussione sessuale e violenza sessuale con l'aggravante di averli commessi ai danni di persone sottoposte alla limitazione della libertà personale e in qualità di pubblici ufficiali nell'esercizio delle proprie funzioni. L'udienza preliminare si terrà a dicembre. Il primo agente, un ispettore superiore in servizio a San Vittore di 56 anni, nel luglio 2008 in due occasioni avrebbe convocato un primo detenuto transessuale nel proprio ufficio. Rimasto solo con lui, gli avrebbe detto di essere il «comandante delle guardie», pretendendo un rapporto sessuale. Tra il giugno e il settembre dello stesso anno avrebbe riservato quattro volte lo stesso trattamento a un altro transessuale. Ancora, avrebbe convocato il detenuto nell'ufficio, ricordato chi è che comanda e richiesto rapporti sessuali in cambio della promessa di soddisfare rapidamente le richieste di ricevere vestiti in cella presentate dal trans. Il secondo imputato è invece un assistente di polizia penitenziaria, che avrebbe violentato le stesse due vittime. La prima a San Vittore e la seconda a Bollate. Se le ipotesi di reato sono le stesse del collega, diverse, però, le modalità delle presunte violenze. Avrebbe avvicinato il primo transessuale nel settembre 2008, intimandogli di non creare problemi e costringendolo a un rapporto attraverso le grate della sua cella alla presenza degli altri detenuti. In una seconda occasione, nell'estate del 2009, si sarebbe chiuso con lui nella cella. Poi avrebbe riservato lo stesso trattamento al secondo trans nell'agosto del 2009, una volta trasferito con l'altro transessuale nel carcere di Bollate, dove le due vittime condividevano la stessa cella. L'inchiesta aveva preso il via dalle confidenze della prima vittima a un operatore del carcere che aveva fatto aprire una prima indagine della stessa polizia penitenziaria. I due transessuali nei mesi scorsi hanno confermato le accuse in sede di incidente probatorio.

Fonte: ilgiornale.it