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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/11/2015  -  stampato il 03/12/2016


Vi racconto Luigi Daga: parla la sorella del Magistrato DAP ucciso dai terroristi 22 anni fa

Il magistrato catanzarese, noto per avere contribuito al rinnovamento dell’istituzione penitenziaria, è morto a soli 46 anni il 17 novembre 1993 a seguito di un attentato terroristico in Egitto.

Ventidue anni fa la società del rispetto umano, del coraggio delle scelte e delle svolte, della restituzione della dignità ai più deboli, dell’amore per la giustizia, la società che lotta contro l’intolleranza, la violenza e l’incapacità di dialogo, perdeva un uomo fuori dal comune: Luigi Daga. Nato e cresciuto a Catanzaro, che lasciò per trasferirsi a Roma, dopo avere superato il concorso in magistratura nel 1972, Daga era magistrato di Corte di Appello, addetto al Ministero di Grazia e Giustizia, e Direttore dell'Ufficio Studi e Ricerche del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Studioso apprezzato a livello internazionale e profondo conoscitore di ogni problematica del mondo penitenziario, era stato inviato in missione in Egitto per partecipare, dal 23 al 29 ottobre 1993, in qualità di relatore, al VI Congresso dell’Associazione egiziana di Diritto Criminale a Il Cairo.

Avrebbe dovuto tenere una relazione sul nuovo codice penale francese e il progetto di riforma del codice penale italiano. Ma il 26 ottobre veniva gravemente ferito durante un attentato ad opera di terroristi fondamentalisti, morendo poi a Roma il 17 novembre 1993, a soli 46 anni. Una grave perdita per quanti hanno apprezzato e riconosciuto la grandezza della sua persona come uomo e come magistrato. Autore di tantissimi scritti editi e inediti, Daga influì sulla riforma del codice di procedura penale del 1999 e fu anche fautore della custodia attenuata. Sosteneva fortemente la tesi della necessità di ridurre "la risposta detentiva ai soli casi di delitti gravi", risultando altrimenti opportune sanzioni alternative alla carcerazione. Aveva, infatti, la profonda convinzione della recuperabilità del detenuto e del valore di ogni persona, quand’anche avesse commesso un reato. E ha saputo tramutare queste sue convinzioni in impegno al servizio dell’istituzione.

Con tale sentire e tale agire, Daga rientra tra le persone che hanno contribuito al rinnovamento dell’istituzione penitenziaria e a fare conoscere la ricchezza e la complessità del sistema carcerario italiano in tutto il mondo. Un uomo zelante contraddistinto da una profonda sensibilità e da un approccio, attento e rispettoso, al mondo e all’altro. Che avrebbe molto da insegnare ancora oggi. Tutte qualità che l’insigne magistrato possedeva già dalla giovane età. Quando dimostrava una precoce maturità che, coniugata alla sua propensione al sapere e al sociale, gli permetteva di raggiungere tanti successi scolastici e di coltivare ottime relazioni con tutti. A testimoniarlo, sua sorella Giovanna, felice di potere ancora parlare di una persona a lei infinitamente cara. “Mio fratello ha frequentato le scuole medie presso l'Istituto Salesiano di Soverato e agli esami di licenza media gli fu conferita una medaglia al profitto per avere conseguito i voti più alti fra tutti gli studenti.

Ha proseguito i suoi studi al liceo classico Galluppi di Catanzaro, ottenendo all'esame di maturità una media altissima, anche grazie al 10 in italiano ricevuto per il suo tema su Dante Alighieri”. E difatti, il giovane Luigi, sempre pronto alle interrogazioni, come – rammenta la sorella - scriveva qualche anno fa il suo compagno di liceo, Domenico Rafele, in occasione dell’intitolazione al magistrato Daga dell'aula multimediale del “Galluppi”, i suoi temi erano “così densi e così ben scritti, letti a tutta la classe da professori ammirati e a volte addirittura intimiditi”. Eppure, aggiungeva Rafele: “Nessuno dei ragazzi della III D lo ha mai considerato uno sgobbone, era semplicemente il migliore. Magari lo invidiavamo un po', ma eravamo comunque fieri che fosse uno di noi". Ai successi scolastici del giovane Daga si aggiungevano tante attività e interessi. “Mio fratello – continua a raccontare Giovanna Daga - frequentava la parrocchia di S. Pio X, ed era legatissimo al parroco, don Giorgio Bonapace, Per lui e con lui gestiva varie attività, dal Cineforum a un servizio di volontariato per i figli di famiglie disagiate che avevano problemi scolastici e a cui i genitori non avrebbero potuto pagare le ripetizioni. Collaborava con il giornale studentesco "La voce dei giovani" e scriveva articoli su scuola, politica e attualità, sempre attento soprattutto ai problemi del territorio, della città in cui era nato e a cui rimase sempre profondamente legato. Anni dopo, quando iniziò a frequentare l'Università della Sapienza a Roma, aderì alla FUCI catanzarese e la diresse fino alla sua laurea.

Nel privato – aggiunge - Luigi era un ragazzo come tanti, amava divertirsi con i suoi amici, frequentare d'estate l'amatissimo Copanello, andare a pesca con mio padre, dedicarsi ai suoi numerosi hobby, soprattutto alla fotografia, che a 16 anni gli fece pure vincere il primo premio ad una mostra”. Insomma, Luigi Daga, prima di diventare l’insigne magistrato che tutti conoscono, è stato un giovane, come tanti, “proiettato verso il futuro, ricco di una straordinaria tensione morale che lo ha sempre spinto a lavorare per la giustizia, intesa nel suo significato più ampio”.  Equilibrato, tollerante, con una grande “sobrietà intellettuale e morale” e un’innata “capacità di riuscire a vedere sempre il punto di vista degli altri”, per rammentare ancora il pensiero dell’ex compagno Rafele, Luigi è riuscito fin dall’adolescenza a conquistarsi la stima e il rispetto di tutti. Di quanti hanno avuto modo di conoscerlo personalmente, di collaborare con lui o solo di apprezzarne l’operato.

Una vita umana e professionale rigogliosa di buoni frutti che non può certo rimanere nel dimenticatoio. La grandezza di Luigi Daga non si misura certo dalle intitolazioni. Ma allo stesso è stato dedicato il piazzale dove ha sede il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a Roma, nonché l’istituto penitenziario di Laureana di Borrello. A Catanzaro, invece, al di là della sala multimediale del liceo classico, non vi è altro luogo a lui intitolato. L’ex sindaco Rosario Olivo, in occasione del diciassettesimo anniversario della morte, aveva auspicato di intitolare a Daga il Polo della Legalità nel quartiere Pistoia, qualora fosse stato realizzato dall’Amministrazione Penitenziaria. Tuttavia, tale desiderio di ricordare l’eroico magistrato, condiviso da tanti catanzaresi, ancora non ha avuto realizzazione. La speranza è che nella sua città natale, culla dei suoi primi passi verso la sua carriera magistrale, possa essere presto ricordato come merita.

di Assunta Panaia - catanzaroinforma.it