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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/11/2015  -  stampato il 11/12/2016


Scoperto telefonino nel carcere di Trieste: era nascosto in una doccia

Una sorta di “cabina telefonica” per detenuti all’interno del Coroneo. Ovvero, più esattamente, un cellulare illegale attraverso il quale comunicare con l’esterno in modo sicuro con la certezza di non essere intercettati perché nessuno ne conosce l’esistenza. Quel cellulare è stato trovato in una doccia al secondo piano del carcere non lontano, da quanto si è saputo, da una cella dove sono reclusi alcuni detenuti romeni.

A scoprire il telefonino, perfettamente funzionante, sono stati gli agenti della Polizia Penitenziaria durante un controllo, particolarmente approfondito, avvenuto il 17 novembre nel terzo braccio della casa circondariale. Ma la notizia è trapelata solo il 18, il giorno dopo, uscendo dal fitto riserbo delle indagini della Procura.

Il cellulare, da quanto si è appreso, era stata abilmente nascosta all’interno del servizio igienico, incastata sopra la doccia. Secondo le prime ipotesi degli investigatori il cellulare sarebbe stato usato non solo dai romeni, ma anche da altri reclusi in carcere per reati molto più gravi. Qualcuno sarebbe, il condizionale è d’obbligo, di nazionalità afghana o magrebina.

In effetti, per un detenuto, essere in grado di comunicare con l’esterno è un vantaggio. Un cellulare in carcere è ritenuto un’arma pericolosa, perché dà al detenuto che lo possiede un potere immenso, anche sugli altri compagni di cella. Ma soprattutto consente, nella massima riservatezza, di gestire traffici illeciti al di fuori del carcere. I detenuti romeni che erano alloggiati nella cella vicina alla doccia sono stati subito trasferiti in altri istituti.

Ma le indagini non si sono di certo limitate al sequestro del cellulare e al trasferimento dei detenuti. Gli investigatori stanno infatti cercando di capire in che modo il cellulare possa essere entrato in carcere. Potrebbe essere stato nascosto all’interno di confezioni alimentari consegnate ai detenuti da amici o familiari durante le visite periodiche. O forse, ma meno probabilmente, tra la biancheria.

Ma le indagini puntano anche - evidentemente - a ricostruire il traffico effettuato con il cellulare. Quali numeri sono stati chiamati? E a chi sono intestati? Infine quale è stato il contenuto delle telefonate? Per questo motivo gli investigatori della Polizia Penitenziaria stanno facendo uno screening delle telefonate effettuate o ricevute dal cellulare scoperto dagli agenti.

Non è la prima volta che in una cella del carcere del Coroneo viene trovato un telefonino. È successo già nel settembre

del 2003. Il cellulare doveva servire quella volta per organizzare la clamorosa fuga di un gruppo di detenuti albanesi. In quell’occasione il cellulare era stato nascosto tra i biscotti secchi messi in un sacchetto di nylon con la chiusura a strappo. E nessuno se n’era accorto.

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