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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/11/2015  -  stampato il 08/12/2016


Una mitraglietta, due pistole ed una motocicletta a disposizione di Fabio Perrone: ancora latitante, evaso da ospedale di Lecce con una sparatoria

Una mitraglietta, due pistole ed una motocicletta messe a disposizione del killer latitante Fabio Perrone. Un sospetto terribile: che quelle armi possano essere usate. Di più: che quelle armi, in mano all’ergastolano evaso dal Fazzi di Lecce, possano servire addirittura per un attentato.

Molto di più di una voce. Tanto da far scattare l’allarme fra la magistratura e le forze dell’ordine. La notizia si è diffusa qualche giorno fa e c’è stato subito un primo effetto.

Controlli potenziati a 360 gradi. E, come è ovvio che accada in questi casi, un’allerta che ha portato anche all’intensificazione dei controlli al procuratore e capo della Direzione distrettuale antimafia, Cataldo Motta. Il magistrato che, da quasi 30 anni, rappresenta il simbolo della lotta contro l’espansione nel Salento della Sacra corona unita. Il risultato è un potenziamento della tutela del procuratore capo.

Ora ogni passo ed ogni spostamento di Motta vengono monitorati in tempo reale, con l’intensificazione dei quotidiani sopralluoghi affidati al personale esperto che compone la sua scorta ed anche alle pattuglie di polizia e carabinieri durante i turni di servizio ordinario per il “controllo del territorio”. Dalle indagini sulle ricerche del 42enne di Trepuzzi evaso dall’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce verso mezzogiorno del 6 novembre scorso, è emerso infatti la possibilità che la Scu abbia stretto un patto con Perrone. Con “Triglietta”, questo il suo soprannome, dimostratosi freddo e determinato sia nell’improvvisare la recente fuga appena gli sono state tolte le manette per sottoporsi ad una gastroscopia, come pure nell’omicidio della notte del 29 marzo dell’anno scorso in un bar di Trepuzzi dove uccise un uomo di 43 anni, ferì gravemente il figlio e sparò pure contro il nipote, mancandolo.

Gli inquirenti sono pure al corrente dei trascorsi di “Triglietta” nella Scu del boss storico Giovanni De Tommasi che gli sono costati 18 anni di carcere anche per un tentato omicidio: nel 1992 sparò nella guancia del monteronese Saulle Politi (del clan rivale dei Tornese) mentre si trovavano a bordo di una Fiat Croma attorno alla villa comunale di Trepuzzi. Nei vecchi fascicoli della Dda, peraltro, “Triglietta” trova posto nel gruppo di fuoco di De Tommasi ed è stato coinvolto in altri tre omicidi che poi non hanno avuto riscontro nei processi.

È il curriculum giudiziario che dipinge Fabio Perrone come un criminale pericoloso, spietato ed imprevedibile. Alla luce di tutto questo sono state rinforzate le misure di sicurezza. E l’aspetto della prevenzione - davanti ad un’allerta di questo tipo - ora ha la priorità su tutto. Anche sugli altri aspetti che riguardano le ricerche di “Triglietta” da parte dei poliziotti della Squadra mobile e della Polizia Penitenziaria insieme ai carabinieri del Nucleo investigativo coordinati dal pubblico ministero Stefania Mininni. Non per questo si sta rascurando l’analisi, l’approfondimento e la verifica della notizia che vede il ricercato attrezzato di tutto punto per eseguire un attentato.

La prima domanda a cui gli inquirenti stanno cercando risposta è la seguente: c’è un mandante? Chi gli avrebbe proposto di riprendere il ruolo di bocca di fuoco del clan? Ed a quali condizioni? Quale sarebbe stata la contropartita per “Triglietta”? Va da se’ che se la notizia dovesse trovare conferma - ma nel frattempo è stato necessario alzare il livello di attenzione ed adottare misure di sicurezza scrupolose - andrebbe ad incrociarsi con le indagini sulle ricerche. Non fosse altro perché occorrerebbe verificare se le stesse persone che lo avrebbero armato stiano anche aiutando Fabio “Triglietta” a nascondersi.

Intanto la notizia è stata diffusa fra tutte le forze dell’ordine perché adottino anche loro tutti gli accorgimenti nei controlli a persone in sella a motociclette o, comunque, con un comportamento sospetto.

E, se prima l’obiettivo era fare presto per impedire che Perrone racimolasse abbastanza denaro in giro per permettersi una lunga latitanza lontano dal Salento, ora riuscirea catturarlo significherebbe anche spazzare via anche l’allerta per un altro, più terribile agguato.

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