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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/09/2010  -  stampato il 08/12/2016


In carcere a Porto Azzurro Frodi coi fondi dell'Ue

Avrebbero incassato fraudolentemente fondi europei che sarebbero dovuti servire a pagare prestazioni lavorative nel carcere di Porto Azzurro ad insegnanti che, invece, non hanno mai svolto lezioni ai detenuti-allievi. Avrebbero costretto anche alcuni detenuti ammessi al beneficio del lavoro esterno a lavorare per la cooperativa sociale “San Giacomo” per un numero di ore maggiore rispetto a quelle effettivamente retribuite, in assenza di requisiti di sicurezza e rinunciando alle giornate di riposo, dietro la minaccia di perdere i benefici di legge e tornare a scontare la pena all’interno del carcere.Ed ancora, avrebbero ottenuto in maniera fraudolenta, attraverso un’offerta al ribasso, l’aggiudicazione di una gara bandita dal Parco per alcuni lavori sull’isola di Pianosa e proceduto a fare interrare, in un suolo privato ed in modo incontrollato, inerti e materiali nocivi derivanti da cantieri edili. Situazioni che, a conclusione delle indagini svolte dai finanzieri di Portoferraio sotto il coordinamento del pm livornese Massimo Mannucci, hanno portato ad una pioggia di avvisi di garanzia. Ben 13 (con un quattordicesimo probabilmente in arrivo), nei quali, con ruoli e posizioni diversificate, si parla di reati che vanno dalla concussione alla turbativa della libertà degli incanti, alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche alla falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, all’appropriazione indebita a reati ambientali previsti e punti dal decreto legislativo 152/2006. Tra gli indagati spiccano i nomi del direttore del penitenziario elbano Carlo Mazzerbo e di Domenico Zottola, ex direttore dell’area educativa del carcere nonchè, dalla fine del 2003 al dicembre 2009, prima vicepresidente e poi amministratore delegato della “San Giacomo”.Per Mazzerbo i reati ipotizzati sono concussione e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. A Domenico Zottola, insieme ad essi, vengono contestati anche la turbativa della libertà degli incanti, la falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, l’appropriazione indebita ed i reati ambientali. Gli avvisi di garanzia hanno raggiunto anche l’impiegato della “San Giacomo” Paolo Piga ed il detenuto, socio lavoratore della San Giacomo, Nicola Paradiso, entrambi accusati di concussione, turbativa della libertà degli incanti e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.L’assistente capo della Polizia Penitenziaria Sergio Madonna è indagato per la sola concussione. La truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche è stata ipotizzata anche a carico dei tutor ed insegnanti dei corsi finiti nel mirino della Procura Giovanni Zottola, Michelangelo Meola (accusato anche di turbativa della libertà degli incanti), Elena Pascale, Paolo Talucci,Vincenzo Camaretta, Riccardo Rebua e Claudia Lorenzini. Marginale infine la posizione di responsabile tecnico dei cantieri edili della “San Giacomo” Alessandro Bigio, al quale vengono contestati i soli reati ambientali.

 Roberto Medici

Fonte: lanazione.it