www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/11/2015  -  stampato il 08/12/2016


Sentenza della Cassazione su Torreggiani: sconto di pena anche se il sovraffollamento terminato

Via libera allo sconto di pena "retroattivo" - un giorno in meno di cella ogni dieci giorni trascorsi in condizioni di sovraffollamento - per i detenuti che chiedono questo "rimedio risarcitorio" anche dopo il venir meno delle condizioni di disagio.

Lo ha deciso la Cassazione con la sentenza 46966 depositata oggi dalla Prima sezione penale che ha esteso gli effetti della sentenza Torreggiani, emessa dalla Corte europea dei diritti umani a carico dell'Italia per la situazione delle carceri, anche quando viene meno "l'attualità" del pregiudizio subito dalla persona reclusa. Il rimedio dello sconto di pena è stato introdotto con norme del 2013 e 2014 dopo le sentenze della Cedu. Per chi è tornato libero e non ha interesse allo sconto, è previsto, invece, un risarcimento di otto euro per ogni giorno passato in una cella disumana. Con questo verdetto, i supremi giudici hanno accolto il ricorso di Alban Koleci, detenuto a Foggia, che aveva chiesto al magistrato di sorveglianza la riduzione della pena da espiare in considerazione del fatto che era stato in celle senza lo spazio necessario dal 14 agosto 2009 al 29 ottobre 2014.

La domanda Koleci l'aveva presentata il 31 ottobre 2014 e pochi giorni prima era cessata la condizione di sovraffollamento. Per questo, il magistrato di sorveglianza, con decreto del 13 novembre 2013, aveva dichiarato "inammissibile" la sua richiesta sottolineando che "presupposto necessario ai fini del risarcimento nella forma della riduzione della pena detentiva da espiare, di competenza del magistrato di sorveglianza, è l'attualità del pregiudizio al momento della richiesta". Ad avviso della Cassazione questa tesi è "fallace".

L'esclusione del rimedio risarcitorio dello sconto di pena - spiegano gli ermellini - "per coloro che in costanza di detenzione lamentino il pregiudizio derivante da condizioni di carcerazione inumane non più attuali, perché rimosse, non risulta conforme, sotto il profilo logico-sistematico, alle finalità proprie delle disposizioni introdotte dal legislatore in materia di ordinamento penitenziario nel 2013 e 2014, per porre termine alle condizioni di espiazione delle pene detentive ritenute in contrasto con la Convenzione dei diritti dell'uomo secondo la Corte di Strasburgo (a partire dai casi Sulejmanovic e Torreggiani), per risarcire i pregiudizi derivati da tali condizioni". Secondo la Suprema Corte, nulla "autorizza" a ritenere che le caratteristiche di "gravità e attualità" del pregiudizio "costituiscano presupposto essenziale per accedere al rimedio risarcitorio compensativo". Così è stato accolto il ricorso di Koleci ed è stato annullato senza rinvio il decreto che gli negava lo 'scontò. Ora tutti gli atti tornano al magistrato di sorveglianza di Foggia perché faccia i calcoli dei giorni di carcere da sottrarre alla condanna di Koleci.

ANSA