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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/09/2010  -  stampato il 03/12/2016


"Muffa, pareti e soffitti scrostati. Cosė č ridotto il carcere di Enna"

Dopo la denuncia della parlamentare radicale Rita Bernardini il carcere di Enna torna a far parlare di sé.A denunciare il disagio in cui lavorano gli agenti della polizia penitenziaria questa volta è il S.A.P.Pe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. In una nota, il delegato provinciale, Filippo Bellavia, scrive che “l’amministrazione ha avuto un’intera stagione estiva per correre ai ripari e porre rimedio alle forte infiltrazioni d’acqua che invadono i corridoi, gli uffici, e alcune sezioni detentive ogni qual volta piove ma non c’è alcun interesse a farlo. Solo parole, parole che non bastano per eliminare le condizioni di disagio e rendere più dignitoso l’ambiente lavorativo per il personale che vi opera” .Il Sindacato dichiara lo stato di agitazione, riservandosi di informare l’autorità giudiziaria, sanitaria e del lavoro. Secondo Bellavia presso il Reparto della Polizia Penitenziaria di Enna gli agenti lamentano una forte carenza igienico sanitaria, strutturale e seri problemi operativi che causa stress psicofisico, l’intera caserma, versa in pessime condizioni igieniche, i servizi igienici sporchi e puzzolenti, gli arredi assenti o guasti da diversi anni.Inoltre la struttura presenta evidenti segni di deterioramento, pareti e soffitti sono scrostati e pieni di muffa, l’umidità è costantemente presente, in più parti l’intonaco è crollato, l’applicazione della Legge 626 è inesistente, infatti vi sono cavi elettrici situati alla meno peggio, a volte gli stessi subiscono corti circuiti con forte fiammate e seri rischi per il poliziotto che vi opera; un solo agente di polizia deve ricoprire diversi posti di servizio per via della mancanza di poliziotti.“Nonostante i disagi e lo stress a cui vengono sottoposti gli agenti – conclude la nota – l’amministrazione penitenziaria rimane assente ed insensibile, obbligando gli operatori ad espletare attività lavorativa straordinaria, che non viene messa in pagamento, a cambi turno di servizio senza tener conto degli impegni familiari, obbligando gli agenti a recarsi presso i Reparti della Polizia Penitenziaria di fuori distretto”.

Fonte: blogsicilia.it