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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/12/2015  -  stampato il 03/12/2016


Caso Cucchi, il PM: scientifica strategia per sviare le indagini dai Carabinieri

A picchiare Stefano Cucchi furono tre carabinieri "Raffaele D'Alessandro, Alessio Di Bernardo e Francesco Tedesco". Per quanto riguarda il momento delle presunte violenze, la Procura di Roma scrive: "Il pestaggio avvenne in un arco temporale certamente successivo alla perquisizione domiciliare eseguita nell'abitazione dei genitori".

Riguardo ai motivi che innescarono l'azione dei carabinieri, invece, il pm scrive che "il pestaggio fu originato da una condotta da resistenza posta in essere dall'arrestato al momento del fotosegnalamento presso i locali della compagnia carabinieri Roma Casilina, dove subito dopo la perquisizione domiciliare Cucchi era stato condotto". Gravi sembrerebbero anche le operazioni messe in atto dai militari per coprire quanto accaduto.

"Fu scientificamente orchestrata una strategia finalizzata a ostacolare l'esatta ricostruzione dei fatti e l'identificazione dei responsabili per allontanare i sospetti dai carabinieri appartenenti al comando stazione Appia", sostiene ancora la procura. Nello specifico, insiste il pm, "non si diede atto della presenza dei carabinieri Raffaele D'Alessandro e di Alessio Di Bernardo nelle fasi dell'arresto di Stefano Cucchi".

Infatti "il nominativo dei due militari infatti non compariva nel verbale di arresto, pure essendo gli stessi pacificamente intervenuti già al momento dell'arresto di Cucchi e pur avendo partecipato a tutti gli atti successivi". Un fatto anomalo al quale si aggiunge un'altra circostanza che sembrerebbe volta ad un tentativo di allontanare ogni sospetto dagli indagati.

"Fu cancellata inoltre ogni traccia di passaggio di Cucchi dalla compagnia Casilina per gli accertamenti fotosegnaletici e dattiloscopici al punto che fu contraffatto con bianchetto il registro delle persone sottoposte a fotosegnalamento". Inoltre, si legge ancora, che "nel verbale di arresto non si diede atto del mancato fotosegnalamento" e che Stefano Cucchi "non non fu arrestato in flagranza per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale perpetrato presso i locali della compagnia carabinieri di Roma Casilina".

Non "fu denunciato per tale delitto, omissione che può ragionevolmente spiegarsi solo con il fine di non fornire agli inquirenti alcun elemento che potesse spostare l'attenzione investigativa sui militari del comando stazione carabinieri di Roma Appia". Quanto accaduto nella stazione Casilina, aggiunge il pm, "fu taciuto agli altri Carabinieri che avevano partecipato all'arresto di Stefano Cucchi".

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