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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/12/2015  -  stampato il 10/12/2016


Tentata evasione da Pavia, caccia ai complici dentro e fuori del carcere

Fuga dal carcere... in taxi. Ma le autorità sventano il pericolo. Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre, agenti della Digos di Pavia hanno notato in una piazza di San Genesio, a pochi chilometri dal capoluogo, un'auto presa a noleggio con un conducente a bordo. L'auto èrimasta nella piazza del paese per circa un'ora,dalle 4 alle 5 del mattino, e poi è ripartita. Insospettiti, i poliziotti hanno contattato il titolare dell'autonoleggio, che ha spiegato loro di aver ricevuto telefonicamente la richiesta di noleggiodell'auto pagata in anticipo con bonifico da una donna.

Le indagini hanno appurato che la donna era in contatto con i due detenuti che avevano progettato la fuga dal carcere di Pavia. Elia del Grande, detenuto dal 1998 per aver ucciso a fucilate il padre, la madre e un fratello per questioni economiche, è stato trovato in possesso nella sua cella di un telefono cellulare, alcuni seghetti e di una corda rudimentale con annesso un gancio per tentare l'evasione. Anche l'albanese Fatos Hjseni è stato trovato in possesso di un telefonino. La polizia ha poi scoperto che il tentativo di fuga dal carcere, inizialmente previsto per la notte tra il 7 e l'8 dicembre, era stato rinviato alla notte successiva. Entrambi i detenuti sono stati denunciati per tentata fuga.

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LA STRAGE E I PRECEDENTI DI ELIA DEL GRANDE

La strage di Cadrezzate era avvenuta 17 anni fa tra il 6 e il 7 gennaio del 1998. Elia Del Grande, l’uomo che avrebbe cercato di evadere dal carcere di Torre del Gallo, aveva ucciso a colpi di fucile (complessivamente aveva sparato sei volte e aveva centrato i familiari due volte a testa) il padre Enea (aveva 57 anni), la madre Alida (53 anni) e il fratello maggiore Enrico che aveva 27 anni. Era stato condannato all’ergastolo in primo grado mentre in appello i giudici gli avevano riconosciuto la semi infermità mentale e la condanna era stata ridotta a trent’anni. Dopo gli omicidi era fuggito verso la Svizzera da dove il giovane rampollo di una dinastia di fornai avrebbe dovuto raggiungere Santo Domingo. Lì aveva conosciuto Raiza, una ragazza con la quale aveva iniziato una relazione che non era vista di buon occhio dalla famiglia. Ed era stato questo, secondo quello che aveva raccontato Elia Del Grande agli investigatori, il motivo della mattanza. Un odio nei confronti dei familiari che sembra fosse maturato nel corso degli anni. L’uomo aveva parlato del suo difficile rapporto con la madre e con il fratello maggiore. Gli anni dell’adolescenza erano stata difficili. Tra l’altro aveva una grande passione per i coltelli e i carabinieri ne avevano trovati in casa circa trecento.

Elia Del Grande sembra abbia anche accoltellato un taxista con 47 fendenti. Un uomo che, come di legge nelle cronache dell’epoca, aveva una decisa inclinazione alla violenza. A 9 anni con un bastone aveva picchiato in testa un coetaneo, a 13 senza un motivo aveva dato fuoco a una palma secolare del giardino di casa. A 16 aveva demolito un casolare di campagna con alcuni amici. A 20 anni aveva rubato una pistola dall'armeria della caserma dove prestava servizio di leva. Enea Del Grande per riportare quel figlio sulla retta via le aveva provate

tutte. Fino a rilevare la comproprietà di un disco-bar a Santo Domingo da fargli gestire. Lì Elia Del Grande aveva conosciuto una ragazza-madre, Raiza, con un figlio di due anni e se ne era perdutamente innamorato. La voleva raggiungere ma i carabinieri lo hanno fermato.

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Evasione sventata dal carcere di Pavia: Polizia di Stato e Penitenziaria scoprono piano di fuga