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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/12/2015  -  stampato il 11/12/2016


Mattiello (PD) replica a Consolo: premi solo a detenuti che collaborano con la giustizia

"A chi è condannato per mafia lo Stato deve garantire la speranza, ma ancorandola sempre alla collaborazione. Senza collaborazione, nessuna premialità". A dirlo è il deputato Pd Davide Mattiello, componente delle Commissioni Giustizia e Antimafia, replicando alle parole del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Santi Consolo. "Condivido lo spirito delle parole del capo del Dap riportate dalle agenzie: conosco il quotidiano sforzo suo, dei suoi collaboratori e del Corpo degli agenti penitenziari nel far diventare sempre di più il carcere una esperienza che coniughi il rigore della pena con la dignità della persona e il dettato costituzionale".

"Ma quando il detenuto è condannato per 416 bis (ovvero per associazione di tipo mafioso) - osserva Mattiello - le premialità devono restare legate alla scelta di collaborare. Perché soltanto la scelta di collaborare con lo Stato rappresenta oggettivamente la decisione irrevocabile e simmetrica di rompere con l'organizzazione mafiosa: perché chi collabora diventa un infame agli occhi dell'organizzazione e quindi sarà la medesima organizzazione a non volerne più sapere. Ammesso che la collaborazione sia autentica e non pilotata dagli stessi ambienti mafiosi. Provocare attraverso la collaborazione questa rottura di fatto, è l'unica garanzia per lo Stato che il mafioso tornando sul territorio non ricominci a fare il mafioso.

È doveroso su questo punto tenere in conto le più recenti evidenze investigative della Dda di Palermo che a più riprese ha messo in evidenza come mafiosi tornati sul territorio a fine pena, abbiano ricominciato da dove avevano lasciato. E non si può non considerare che la forza delle mafie sta proprio nella "resilienza", cioè nella capacità di durare nel tempo, sapendo sopportare il carcere, in silenzio, senza tradire gli interessi di quelli che restano fuori e che tutelano gli interessi di chi sta dentro e aspettano. Abbiamo avuto recenti conferme di quanto paghi tacere in carcere e sopportare condanne prese per essere stati mafiosi o per aver favorito la mafia. Abbiamo altrettanto recenti conferme di quanto ai mafiosi pesi il regime del 41 bis. Nessun tentennamento dunque su questo punto: il mafioso "buono" in carcere - conclude Mattiello - è soltanto quello che collabora".

ANSA

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