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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/12/2015  -  stampato il 04/12/2016


Due detenute tentano di strangolare una collega Assistente Capo di Polizia Penitenziaria del carcere di Potenza "Antonio Santoro"

Nella serata di ieri 21 dicembre 2015, intorno alle 18,00 due detenute ristrette presso l’Istituto penitenziario “Antonio Santoro” di Potenza, durante lo svolgimento della “socialità” presso la sala appositamente destinata, hanno afferrato con violenza un’Assistente Capo di Polizia Penitenziaria addetta alla vigilanza del reparto detentivo e mentre una la bloccava e con una mano gli teneva la bocca chiusa, l’altra tentava di soffocarla con un laccio di scarpa molto resistente.

Le detenute, D.C.R. di anni 30 e condannata per omicidio, l’altra detenuta, G.Y.V. di anni 27, condannata per violazione legge stupefacenti, entrambe italiane (napoletane), si sono rese responsabili di un tentativo di omicidio a danno di una nostra Assistente Capo di Polizia Penitenziaria e molto chiare sono le dinamiche di un disegno criminoso fin troppo eloquente, certamente intenzionate a porre fine alla vita del "BASCO AZZURRO .

E’ il quarto episodio di violenza a distanza di pochissimi mesi quello che è accaduto ieri sera, spiegano il Segretario Regionale del S.A.P.Pe. – Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – SAVERIO BRIENZA, e Antonio BENEMIA, Segretario Provinciale dell’Organizzazione sindacale più rappresentativa del Corpo di Polizia Penitenziaria, dopo questa spiacevolissima vicenda “annunciata” in quanto le detenute sono state già attenzionate da numerose segnalazioni conseguenti ad episodi comportamentali molto discutibili, senza che l’Amministrazione Penitenziaria abbia preso gli opportuni provvedimenti e che , se presi, oggi non saremmo qui a raccontare questo efferato gesto di violenza posto in essere dalle pericolosissime detenute.

Di fatto mentre il personale di Polizia Penitenziaria pone delle vere “pezze” per tamponare le inefficienze che riguardano la sicurezza di un sistema del tutto fallimentare , l’Amministrazione penitenziaria non  riesce a dare risposte gestionali efficaci e pone il proprio personale a repentaglio anche della propria vita, così come è successo alla povera malcapitata collega di ieri sera, che solo grazie alla sua professionalità e spirito di vita che è riuscita da sola a svincolarsi dalle detenute che la stavano “ammazzando” e si è portata a alla finestra della sezione detentiva per chiedere aiuto.

Bisogna fare chiarezza su questa bruttissima vicenda, prosegue il Segretario Brienza, innanzitutto il fatto che questa Segreteria Regionale ha chiesto più volte che nella sezione detentiva non fosse soltanto una poliziotta a montare per ogni turno ma che ne fossero almeno due, ed invece ieri sera, per l’ennesima volta , la poliziotta si trovava da sola soprattutto durante un’attività trattamentale di socializzazione a forte rischio.

Ulteriore questione che andrebbe sollevata, continuano i segretari, sarebbe quella che la sezione detentiva del femminile è accessibile solo attraverso l’apertura interna , mentre ieri sera il personale che voleva soccorrere l’Assistente capo in difficoltà non riusciva ad accedervi in quanto non era disponibile una seconda chiave, capace di far entrare il personale che voleva soccorrere la poliziotta.

E’ bene sapere che la Polizia Penitenziaria opera disarmata all’interno delle sezioni detentive, la poliziotta di ieri sera ha dovuto liberarsi e difendersi a mani nude, armandosi solo della sua capacità professionale, dall’esperienza e da tanto coraggio, così come lei stessa ha riferito alla nostra Segreteria sindacale con le testuali parole “mi sono vista morire ….. non potevo non reagire, altrimenti a quest’ora non avrei potuto raccontare come veramente è accaduto tutto ciò, le detenute erano fermamente intenzionate ad uccidermi e solo la forza di vivere e di vedere i miei figli sono riuscita a liberarmi”.

La poliziotta è stata poi trasportata all’Ospedale San Carlo di Potenza in forte stato di agitazione, con sensazione di peso toracico ed in presenza di escoriazioni multiple maggiormanete localizzate a livello del collo con un “solco da laccio per tentativo di soffocamento” ed escoriazioni multiple agli arti superiori e delle labbra, dovute alla colluttazione per difendersi dalle pericolose criminali.

Il S.A.P.Pe. , oltre ad essere sempre vicino al personale di Polizia Penitenziaria e dichiara tutta la sua vicinanza alla nostra collega,  chiede che si apra un'inchiesta interna per far luce su eventuali incapacità gestionali, sia sulla vicenda occorsa ieri sera che sulla intera gestione detentiva e quella gestionale del personale di Polizia Penitenziaria, in quanto troppi episodi lasciano pensare ad una evidente e probabile inefficienza dell'Ammnistrazione che sta sfuggendo di mano e pone a serio rischio l'incolumità degli operatori e della collettività.

Il sistema è al collasso, conclude BRIENZA, mentre le Autorità dell’Amministrazione Penitenziaria continuano a fare solo chiacchiere su fantasiose teorie trattamentali da destinare ai detenuti, la Polizia Penitenziaria di Potenza è rimasta sola, abbandonata alle già denunciate criticità, per gestire un sistema carcerario inutile,j rischiando ogni giorno la propria vita.

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