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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/01/2016  -  stampato il 09/12/2016


Presunti pestaggi carcere di Parma da parte della Polizia Penitenziaria: caso archiviato, ecco le motivazioni

La Procura di Parma ha chiesto l’archiviazione sul caso dei dieci agenti di Polizia Penitenziaria accusati di avere picchiato e usato violenza contro un detenuto. Il caso era scoppiato lo scorso anno, quando Rachid Assarag, marocchino di 40 anni condannato per violenza sessuale e detenuto nel carcere della città ducale tra il 2010 e il 2011, aveva presentato denuncia raccontando di avere subito sevizie da alcune guardie con una stampella a cui si appoggiava per camminare.

A dimostrazione di quello che aveva subito nel penitenziario, l’uomo aveva consegnato alla moglie delle registrazioni in cui si sentivano le voci di agenti, infermieri e medici che sembravano confermare il clima di tensione e di soprusi vissuto dietro le sbarre. Negli audio, raccolti dall’associazione “A Buon diritto” e pubblicati dal settimanale L’Espresso, e quindi acquisiti dalla magistratura, si riconoscevano le voci degli agenti che parlando con il detenuto ammettevano gli abusi: “Ne picchiamo tanti – si sentiva in una – qui comandiamo noi”. Ne è seguita un’inchiesta coordinata dal pm Emanuela Podda che ha visto nel mirino dieci agenti del carcere di via Burla.

Gli inquirenti si sono messi al lavoro aprendo un fascicolo in cui comparivano le ipotesi di reato di abuso di metodi di correzione e disciplina, calunnia,lesioni e falso. In questi mesi sono stati sentiti, oltre alla vittima, altri detenuti, medici, mediatori culturali e agenti penitenziari per tentare di ricostruire i fatti. Ma la conclusione del sostituto procuratore è stata una richiesta di archiviazione per tutti gli indagati.

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Gli inquirenti giustificano le violenze sui detenuti definendole "lezioni di vita carceraria"? Non è affatto così, specifica il procuratore capo di Parma Antonio Rustico in relazione allarichiesta di archiviazionedell'indagine a carico di otto agenti della Penitenziaria accusati di presunti maltrattamenti dal detenuto Rachid Assarag, notizia anticipata da Repubblica.

Quelle parole sono state estrapolate da un contesto più ampio e non si riferiscono alle presunte aggressioni ma a un dialogo tra il detenuto e un agente, registrato da Assarag e pubblicato dall'Espresso nel settembre 2014, tre anni dopo i presunti fatti contestati che risalgono al 2010 e 2011.

L'agente dice che "dentro il carcere comandano loro e che non esistono né avvocati né giudici". Un'affermazione che il pm Emanuela Podda definisce nell'atto di archiviazione "decisamente inquietante". In tutto il discorso, però, la guardia afferma di essere stato corretto, di non aver mai dichiarato il falso nei suoi rapporti e di non aver mai usato violenza, circostanza confermata anche da Assarag. Per questo, osserva il pm, quelle affermazioni paiono essere "lezioni di vita carceraria" impartite al detenuto più che delle minacce o delle affermazioni di supremazia assoluta e negazione dei diritti.

La richiesta di archiviazione è stata depositata lo scorso 15 dicembre. Si tratta di un documento di dodici pagine, in cui si ripercorrono le tappe dell'inchiesta. L'indagine è stata aperta nel 2011 dopo tre denunce  per lesioni presentate da Rachid Assarag, detenuto nel carcere di via Burla tra il 2010 e il novembre 2011. Le denunce sarebbero state presentate circa due mesi dopo gli episodi, cosa che ha reso difficile acquisire elementi sulle lesioni. Assarag è finito in tre rapporti della Penitenziaria per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Un quarto rapporto, per fatti avvenuti mesi dopo quelli oggetto d'indagine, ha dato il via al processo che vede Assarag imputato a Parma.

L'inchiesta, spiega il procuratore, all'epoca subì dei ritardi perché l'ufficio era ingolfato dai procedimenti Parmalat. Il pm che ha in seguito preso in carico il fascicolo ha ascoltato Assarag nel carcere di Sanremo e ha disposto numerosi accertamenti con l'esame di medici, mediatori culturali, psicologi e agenti di polizia in servizio nel penitenziario. Approfondimenti disposti anche in seguito alla pubblicazione, nel settembre 2014, delle conversazioni catturate dal detenuto con un registratore.

"Nonostante questa mole di accertamenti non ci sono stati riscontri - dice il procuratore Rustico - fatti del genere, se provati, suscitano non solo l'attenzione ma anche l'azione di questo ufficio, che in altri casi non si è tirato indietro". Il riferimento è a un'altra inchiesta per il pestaggio di un ingegnere italiano detenuto per violenza sessuale, che ha portato alla sospensione dal servizio di uno dei due agenti indagati.

Nel caso di Assarag, in particolare, il detenuto non avrebbe riconosciuto i presunti responsabili da un fascicolo fotografico, indicando invece agenti che non erano in servizio. I testimoni, tra sanitari ed educatori, non hanno riferito di essere a conoscenza di lesioni subite dall'uomo. Solo un altro detenuto nordafricano avrebbe dichiarato di aver visto molti agenti
entrare nella cella del marocchino indossando guanti neri e di aver sentito Assarag urlare.

"Non risponde al vero, come si è fatto intendere, che il pm abbia giustificato botte e aggressioni definendole 'lezioni di vita carceraria'" conclude il procuratore.

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