www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/01/2016  -  stampato il 08/12/2016


Funerali di Stefania Stellaccio: spunta ipotesi uranio impoverito ma familiari e conoscenti smentiscono

Le tre navate della Chiesa della Natività sono riuscite a malapena a contenere la folla che si è recata ieri a Roccadaspide per portare l’ultimo saluto a Stefania Stellaccio, la soldatessa 32enne colpita da un tumore al cervello che in meno di un anno l’ha strappata alla vita. Il coraggio e la forza che caratterizzavano il suo essere donna soldato prima, e agente di Polizia Penitenziaria dopo, non sono bastati a sconfiggere un male che si era ripresentato con un conto amaro ma contro cui non aveva mai smesso di lottare.

Circa tremila persone ai funerali, tra familiari, amici, colleghi, rappresentanti delle istituzioni locali e militari, semplici conoscenti. Il lungo corteo è partito da località Mainardi di Aquara ed è giunto composto, silenzioso, raccolto, alla Chiesa madre di Roccadaspide, dove Don Donato Romano, parroco di Aquara, ha celebrato il rito funebre con don Cosimo Cerulli, parroco di Roccadaspide. Un vento tagliente freddava i volti bagnati da lacrime inconsolabili. «Comprendo questo momento e vi dico, cari fratelli, che nemmeno per me, ministro di Dio, è facile trovare le parole giuste. Ci siano di conforto le parole apprese dalla prima lettura dal libro della Sapienza, e cioè che non conta quanto si è vissuto ma come - dice don Donato - E Stefania questa vita l’ha vissuta appieno, con profondità d’animo, generosità di azioni, semplicità di cuore. L’accoglienza e la gentilezza verso gli altri erano le sue virtù. La tenacia e il coraggio le qualità per cui si distingueva. Ma era il sorriso il più bel gesto di generosità che potesse donare agli altri. Anche se la malattia la faceva soffrire».

Una malattia che non trova giustificazioni nel cuore di chi l’ha amata e conosciuta. Un perché che lacera e rende inconsolabili ma non trova spiegazioni nella nota emanata dall’Osservatorio Militare, secondo cui Stefania è la vittima 324 dell’uranio impoverito. «In meno di un mese 5 morti, 5 giovani vite spezzate da un male derivante certamente dall’esposizione dell’uranio impoverito», denuncia l’Osservatorio. Ma la famiglia di Stefania prende le distanze. Dice il padre, Beniamino Stellaccio: «Non abbiamo mai pensato che fosse questa la causa del male di mia figlia, non siamo d’accordo con la loro posizione e non denunceremo il decesso come causato dall’esposizione all’uranio impoverito». Stefania, durante la sua malattia, non ha mai collegato il suo male al suo lavoro, alla missione che l’aveva vista come caporal maggiore nel Savoia Cavalleria, Brigata Ariete, da fine 2007 a primi mesi del 2008, nel villaggio di Al Mansouri, Libano del Sud.

A riferirlo è Irene Nastasia, coordinatrice del reparto femminile del carcere di Bollate, nonché amica della Stellaccio: «Stefania non ha mai fatto cenno, ma nemmeno mai ipotizzato, che la malattia fosse legata all’uranio impoverito. L’unico riferimento che faceva alla sua malattia era di continua lotta. Lascia un vuoto incolmabile in tutti noi. Questo accade quando una persona precisa, attenta, responsabile, preziosa come lei viene a mancare». Una vera combattente Stefania, una giovane donna dal corpo minuto ma dalla forza d’animo titanica.

A dicembre, dal 10 al 16, nonostante la chemioterapia, aveva deciso di scendere in Sicilia, per rendere onore a Santa Lucia e far visita ai parenti del marito. Al suo rientro, a Milano, l’aspettavano la mamma e la sorella. Il 22 una seduta di chemio al Niguara, ospedale dove era in cura, il 23 ritorno ad Aquara, dove vive la sua famiglia: da quel giorno non si è più ripresa. Il 13 gennaio il suo cuore si è fermato. A darle l’ultimo saluto l’intera comunità degli Alburni-Calore. «Non mi serve conoscerla per essere qui, ho visto le sue foto e il post su Facebook e sono venuto - dice un ragazzino di Roccadaspide -. Era bellissima e poi giocava a nascondino con i bambini della guerra».

Katiuscia Stio  Il Mattino

Deceduta Agente di Polizia Penitenziaria Stefania Stellaccio: ex Caporal Maggiore Esercito che giocava a nascondino