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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/01/2016  -  stampato il 08/12/2016


Detenuto sequestra il medico del carcere di Pisa e lo minaccia con una lametta al collo

Ha tenuto in ostaggio un medico in servizio nel carcere di Pisa, pretendendo di fare una telefonata non consentita e la presenza immediata di un magistrato nel penitenziario. Protagonista, lunedì scorso, un detenuto italiano ristretto nella struttura detentiva pisana. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

“E’ un fatto gravissimo, che poteva avere pericolosissime ripercussioni sia per l’incolumità del medico che sul mantenimento dell’ordine e della sicurezza all’interno del carcere di Pisa. La professionalità e l’abnegazione del personale di Polizia Penitenziaria del Reparto, cui va il mio apprezzamento, hanno gestito al meglio un evento critico che avrebbe potuto avere drammatiche conseguenze” - commenta il Segretario Generale SAPPE Donato Capece.

“Il detenuto è un italiano di 49 anni, con fine pena 2026 per essersi reso responsabile di una serie di reati tra i quali spaccio di stupefacenti, furto, rapina, ricettazione ed altro, e con una serie di ‘turbolenze’ penitenziarie che lo hanno portato ad essere trasferito in diverse carceri del Paese quasi sempre per motivi disciplinari”, ricostruisce l’episodio il segretario regionale SAPPE della Toscana Pasquale Salemme. “Qualche giorno prima di questo grave episodio, l’uomo aveva rotto nel Centro clinico del carcere pisano una macchina che favorisce la respirazione ai malati e che lui stesso usava. Lunedì, poi, non avendo risposto nessuno alla telefonata da lui fatta ai familiari – che per altro aveva sentito il sabato prima e che contatta regolarmente -, pretendeva di chiamare una utenza cellulare, cosa questa che non può essere fatta senza l’autorizzazione del magistrato, come correttamente hanno fatto notare i poliziotti di servizio che pure avevano notato il suo atteggiamento aggressivo e irascibile. Fatto sta che è intervenuto un medico, che lui conosce, per calmarlo, ma questi con uno scatto repentino, impugnando una lametta e puntandola al collo del dottore, lo ha sequestrato per quindici lunghi minuti, urlando che avrebbe fatto vedere lui come si fa a far arrivare subito un giudice in carcere. L’accorrere del personale di Polizia Penitenziaria deve però averlo indotto a rendersi conto della gravità di quel che stava facendo ed infatti ha poi buttato la lametta e lasciar andare il medico”.

“E’ stata un’esperienza allucinante, gestita con grande sangue freddo e professionalità dai bravi Agenti di Polizia Penitenziaria e dal medico stesso”, commenta ancora Capece. “Ma conferma la tensione che continua a caratterizzare òe carceri italiane, al di là di ogni buona intenzione. Le carceri sono più sicure assumendo gli Agenti di Polizia Penitenziaria che mancano, finanziando gli interventi per potenziare i livelli di sicurezza delle carceri. Altro che la vigilanza dinamica, che vorrebbe meno ore i detenuti in cella senza però fare alcunchè. La situazione nelle carceri resta dunque allarmante. Dal punto di vista sanitario, poi, è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo significa che almeno due detenuti su tre sono malati. Tra le malattie più frequenti, proprio quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%). Altro che dichiarazioni tranquillizzanti, altro che situazione tornata alla normalità. La Polizia Penitenziaria, i suoi uomini e le sue donne costantemente in prima linea nelle sezioni detentive delle carceri lo sanno bene: i numeri dei detenuti in Italia sarà pure calato, ma le aggressioni, le colluttazioni, i ferimenti, i tentati suicidi e purtroppo anche le morti si verificano costantemente”.

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