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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/01/2016  -  stampato il 11/12/2016


La Corte dei Conti indaga su Alfonso Sabella: sotto esame i risarcimenti per i fatti del G8 a Bolzaneto

Chissà se si arriverà mai alla fine, se l'insanguinato libro del G8 potrà mai essere chiuso. Certo è che in questi giorni si rilegge. A riaprire una delle pagine più buie e più tristi è la Corte dei Conti, con un fascicolo sulle eventuali responsabilità di Alfonso Sabella. Il magistrato antimafia, nonchè ex assessore alla Legalità nella Giunta Marino (a Roma), potrebbe essere ritenuto responsabile del danno erariale, chiamato a risarcire lo Stato che a sua volta ha dovuto pagare le parti offese per le violenze e gli abusi subiti nella prigione lager di Bolzaneto.

Sabella era nel 2001 il coordinatore di Bolzaneto per il Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

Il processo per i fatti della prigione, a parte alcune condanne si è risolto, in assenza del reato di tortura, con una generale prescrizione per le decine di imputati per i quali però è stata riconosciuta la responsabilità civile. Che si concretizzerà in una serie di processi civili per il risarcimento: milioni di euro.

Proprio in queste ore la Procura della Corte dei Conti avrebbe chiesto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale, la trasmissione del fascicolo riferito all'inchiesta penale su Sabella. Sulla quale il 24 gennaio del 2007 si pronunciò il gip Lucia Vignale con una archiviazione che non rilevava responsabilità penali per Sabella ma era implacabile sotto il punto di vista professionale. Scrisse il giudice a proposito di Sabella: "... La situazione complessiva - e la sensibilità istituzionale che è lecito attendersi da un magistrato - avrebbero probabilmente consigliato maggiore attenzione e prudenza, una presenza più costante, un controllo più rigoroso. Sarebbe stato opportuno, insomma, cercar di comprendere ciò che – pur nella confusione e nella difficoltà del momento – certamente poteva essere almeno intuito. In questo senso si può affermare che il comportamento del dottor Sabella non fu adeguato alle necessità del momento. Egli fu infatti negligente nell'adempiere al proprio obbligo di controllo, imprudente nell'organizzare il servizio (non previde che gli arrestati avrebbero potuto rimanere a lungo nei siti penitenziari provvisori), imperito nel porre rimedio alle difficoltà manifestatesi (non dispose per una più rapida esecuzione delle traduzioni e una riduzione dei tempi di permanenza nel sito, non impartì ordini affinché nelle celle – ove gli arrestati rimasero in concreto anche molte ore - fossero distribuiti acqua, viveri e altri generi di conforto)....".

Come dire: se non ci sono responsabilità penali, quantomeno organizzative sì, e per la Corte dei Conti potrebbe essere uno spunto più che sufficiente. Durante il G8, al capo dell'Ufficio Ispettorato del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, fu attribuito il compito di "coordinatore dell'organizzazione, dell'operatività e del controllo su tutte le attività dell'amministrazione penitenziaria". Sabella aveva una funzionale "posizione di controllo" presso il "sito penitenziario" di Bolzaneto (la caserma del Reparto Mobile).

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