www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/02/2016  -  stampato il 03/12/2016


Confermato ergastolo per Perrone: condannato al carcere a vita anche dai Giudici di secondo grado

Carcere a vita. Anche i giudici di secondo grado hanno confermato l’ergastolo per Fabio Perrone, il 42enne di Trepuzzi che il 6 novembre evase dall’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce sparando colpi di pistola e ferendo gli agenti di scorta.

Fece poi perdere le proprie tracce a bordo di una Toyota Yaris, sottratta a una donna nel parcheggio antistante.

“Triglietta” (così viene soprannominato negli ambienti della criminalità salentina) fu  ammanettato il 9 gennaio in un’abitazione del suo paese. L’uomo, subito dopo l’arreso, è stato trasferito per ragioni di sicurezza nel carcere di Catanzaro e da lì è partito all’alba di oggi per raggiungere l’aula bunker di Lecce e partecipare al processo.

Nonostante la Polizia Penitenziaria avesse segnalato l’inopportunità di far fare un viaggio così lungo a un detenuto che poco tempo fa è riuscito ad organizzare e mettere in pratica un’evasione, i giudici hanno ritenuto che non vi fossero ragioni tecniche che consentissero di opporre un diniego alla sua richiesta di partecipare all’udienza.

Imponente il servizio di sicurezza messo in atto per il trasferimento e anche per la permanenza in aula. Bloccato anche l’accesso ai giornalisti, con la motivazione che il processo si sarebbe tenuto in Camera di Consiglio, essendo scaturito da un rito abbreviato in primo grado.

Perrone è stato nuovamente processato per l’omicidio del 45enne montenegrino Fatmir Makovic, avvenuto nel bar “Gold” di Trepuzzi nel marzo 2014 e per il tentato omicidio del figlio minore della vittima. Anche in quella circostanza, era fuggito ma era stato rintracciato dopo poche ore e arrestato. Durante la detenzione a “Borgo San Nicola” ha elaborato ilpiano di evasione messo in atto il 6 novembre e rispetto al quale sono ancora in corso le indagini per individuare eventuali fiancheggiatori.

La procura generale aveva chiesto la conferma della condanna all’ergastolo. Richiesta accolta dalla Corte presieduta dal giudice Vincenzo Scardia, che ha anche confermato le provvisionali disposte in primo grado per le sette parti civili costituite in giudizio, ovvero moglie, figli e fratelli di Makovic.

ilpaesenuovo.it