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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/02/2016  -  stampato il 11/12/2016


I Magistrati ci ripensano: niente incontro con le brigatiste dopo le proteste dei familiari delle vittime

Alla fine è stata annullata la lezione degli ex brigatisti Bonisoli e Faranda. Il Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura si è riunito ieri e dopo aver preso atto «delle posizioni espresse, anche con dolore, da numerosi magistrati e familiari delle vittime sull’opportunità di coinvolgere nella formazione della Scuola persone condannate per gravissimi reati di terrorismo» nell'ambito del Corso «Giustizia riparativa ed alternative al processo ed alla pena» ha proceduto «ad una nuova considerazione dell'iniziativa, interamente programmata e definitiva nei suoi particolari dal precedente Comitato direttivo». E così si chiude l’increscioso capitolo che aveva creato tanto scalpore nelle ultime ore. Infatti la Scuola Superiore della Magistratura pur dovendo precisare che l'incontro non configurava un’attività didattica dei signori Bonisoli e Faranda - sottolinea la Scuola - ma soltanto la testimonianza di un percorso riparativo, i cui protagonisti sono le vittime dei reati, e pur riconfermando la volontà della Scuola di investire nella formazione sulla giustizia riparativa, ha quindi deciso di annullare l'incontro con i due ex brigatisti di cui sopra, «ritenendolo inopportuno, e di mantenere inalterato il programma residuo del corso affidato esclusivamente da magistrati e docenti universitari».

 

L'intervento di Cosimo Ferri, Sottosegretario di Stato Ministero della Giustizia

La decisione del Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura di invitare al corso di formazione su «Giustizia riparativa e alternative al processo e alla pena» due ex membri delle BR tra i relatori sul tema «Incontro con la giustizia riparativa: testimonianze, riflessioni, confronto» è stata inopportuna. Ritengo quindi che la scelta di annullare il suddetto invito sia stata giusta e utile per superare le polemiche e per ridare forza ad un tema centrale come quello della giustizia riparativa.

Sono infatti convinto che uno Stato impegnato nel rafforzamento della cultura della legalità non possa oggi prescindere dai valori della giustizia riparativa, legati al superamento della logica del castigo e alla ricucitura della lacerazione prodotta dal crimine. La sede naturale di questo percorso - oltre al processo penale come luogo idoneo ad attuare un’effettiva assistenza a favore dei soggetti vulnerabili - deve però restare quella dei procedimenti di mediazione nei quali vittima e carnefice dialogano e partecipano attivamente per risolvere, con l’aiuto di un facilitatore, le questioni emerse dall’illecito.

La Scuola superiore è sorta nell’ottica dell’indipendenza della formazione giudiziaria che trova fondamento negli atti del Consiglio d’Europa e nei principi dell’Unione Europea. Se la formazione dei magistrati deve ispirarsi alla multidisciplinarietà dell’insegnamento e non può restare indifferente di fronte ai mutamenti della società civile, è pur vero che essa deve svolgersi in condizioni di autonomia e secondo i criteri della didattica come disciplina pedagogica. Ritengo, pertanto, che nella sede deputata alla formazione dei magistrati italiani non si possa rischiare di incorrere in forme di revisionismo storico sul terrorismo che per anni ha afflitto il nostro Stato democratico. Dobbiamo infatti evitare che la formazione del giudice nell’ottica della sua esclusiva soggezione alla legge vada a sovrapporsi a scelte culturali che sottovalutano le responsabilità di coloro che negli anni di piombo hanno attentato proprio ai nostri valori di legalità e giustizia.

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