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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/02/2016  -  stampato il 04/12/2016


Evasi da Rebibbia: uno condannato per omicidio e sequestro l'altro per rapina

Hanno lavorato per settimane, forse mesi, per segare le sbarre del magazzino dove svolgevano attività di recupero. Poi, ceduto anche l’ultimo ferro, si sono calati con le lenzuola a disposizione fin giù nel cortile per scavalcare il muro di recinzione e fuggire a bordo del primo autobus di passaggio. Laddove non era riuscito giorni fa a Secondigliano l’ex Nar Pasquale Belsito, hanno avuto successo due romeni detenuti nel reparto G11 del nuovo complesso di Rebibbia. Catalin Ciobanu e Mihai Florin Diaconescu, 32 e 28 anni, sono entrambi romeni condannati uno per omicidio preterintenzionale e sequestro di persona, l’altro per rapina. Sono evasi alle 18.30 di ieri con il piano già in testa.

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Fuggiti dal locale dove avevano ottenuto il permesso di lavorare, sono passati davanti al nucleo unità cinofile e da lì hanno scavalcato il muro come chissà quante volte avevano fantasticato di fare. La pattuglia della Penitenziaria, l’unica in servizio a quell’ora, li ha notati ma non ha potuto far altro che dare l’allarme quando i due, saliti sul primo autobus di passaggio sulla Tiburtina, già viaggiavano in direzione Tivoli.

Gli agenti che li sorvegliavano li descrivono come «soggetti pericolosi». Catalin Ciobanu, in particolare, venne arrestato dalla polizia a maggio del 2014, ritenuto responsabile del sequestro di persona e dell’omicidio preterintenzionale di Abdel Hamid Mohamed Lashein Ebrahim, l’egiziano 53enne trovato senza vita in un’area rurale sulla Salaria il 28 ottobre dell’anno precedente. La vittima, con le mani legate dietro la schiena, morì a causa di un infarto del miocardio e per Ciobanu e i suoi due complici, Mohamed Hamdy Aref Gebril, egiziano di 27 anni, e Vasilica Laurentiu Lovin, romeno di 22, scattarono le manette.

«La doppia evasione è il prezzo che si paga per avere settemila uomini in meno. La mancanza di organico e i turni da nove ore ognuno non bastano a garantire la necessaria sicurezza – commenta Donato Capece, segretario generale del SAPPE - Nonostante questo, pur avendo pronti 600 agenti idonei non vincitori, non abbiamo l’ok per farli assumere. Stesso discorso per le lenzuola che da anni chiediamo di sostituire con quelle di carta, anche e soprattutto per scongiurare il pericolo di suicidi in cella».

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