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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/02/2016  -  stampato il 22/08/2017


Alloggi di servizio per la Polizia Penitenziaria: canoni abbassati e ristrutturazioni per quelli di Padova

Nessun atto esecutivo per riscuotere i soldi degli affitti degli alloggi che occupano. Una promessa che i canoni verranno abbassati e la richiesta ufficiale al ministero di avviare una necessaria ristrutturazione di quegli spazi occupati da un centinaio di agenti della Polizia Penitenziaria.

Allenta la tensione Salvatore Pirruccio del Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria, già direttore del carcere Due Palazzi che nei giorni scorsi ha incontrato una delegazione dei circa 70 agenti che si erano opposti, assistiti dall'avvocato Fabio Targa, alla mano pesante della direzione dell'ente, organizzando una protesta che non era di certo passata inosservata. Gli alloggi oggetto della diatriba sono camere senza cucina con bagno, la singola misura 12 metri quadri, è più piccola di una cella.

Questi locali sono dislocati nei nove piani del palazzo a fianco di quella che ospita i detenuti. La singola costa 37 euro al mese, la doppia 64 e la tripla 76: si tratta di una cifra non alta, ma gli agenti ne fanno una questione di principio e soprattutto di igiene. Per quelle condizioni sono e restano determinati a non pagare nulla. Nemmeno un euro. La situazione era precipitata qualche settimana fa quando l'ente gli ha intimato per lettera raccomandata di provvedere entro 10 giorni dal ricevimento di saldare una cifra variabile tra i 600 e 700 euro a fronte dell'occupazione di quegli spazi.

Ora le parole di Pirruccio allentano la tensione anche se gli agenti penitenziari sono decisi a chiarire la situazione una volta per tutte. Per diversi mesi durante lo scorso anno era rimasto pure fuori servizio l'ascensore, costringendo chi beneficia dell'alloggio ai piani più alti ad una vera e propria sfacchinata. L'amministrazione penitenziaria si giustifica con i pochi soldi a disposizione: un particolare che ha spinto qualcuno a ridipingersi la propria stanza.

Il Mattino di Padova