www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/02/2016  -  stampato il 04/12/2016


Poliziotto penitenziario minacciato di morte e Ispettore aggredito nel carcere di Regina Coeli

Alta tensione nel carcere di Roma Regina Coeli, dove ieri due poliziotti penitenziari sono stati aggrediti in due distinte violente colluttazioni. Ne da notizia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, che denuncia “l’invivibilità del carcere di Regina Coeli, praticamente in mano ai detenuti, i più violenti dei quali ogni giorno commettono atti di violenza contro i poliziotti penitenziari”.

La denuncia arriva da Giovanni PASSARO, segretario provinciale SAPPE di Roma: “Nel tardo pomeriggio di ieri un detenuto romano ristretto presso il Terzo braccio ha minacciato di morte un Assistente di Polizia Penitenziaria (nemmeno un mese fa, nello stesso Reparto detentivo, un Ispettore aveva ricevuto una testata sul naso con successivo ricovero al Pronto Soccorso ed una prognosi di gg. 30); subito dopo, un altro detenuto ha preso a schiaffi un Ispettore. La situazione è grave, il carcere è fuori controllo, ed i detenuti sono convinti di poter fare quel che credono. Inaccettabile: è sintomatico di una sistema di sicurezza interno farraginoso e inadeguato”.

Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, torna a denunciare le criticità del carcere di Roma Regina Coeli e i sistemi della vigilanza dinamica e del regime penitenziario ‘aperto’ a favore dei detenuti, che fa venire meno i controlli della Polizia Penitenziaria: “Ha senso, è rieducativo, da un senso alla pena detentiva far stare molte ore al giorno i detenuti fuori dalle celle senza però fargli fare assolutamente nulla? Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di Polizia Penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza. Il dato oggettivo è che con la vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto gli eventi critici sono aumentati. Come dimostrano le gravi aggressioni ai nostri poliziotti in servizio a Regina Coeli, ai quali va la nostra vicinanza e solidarietà, c’è chi pensa evidentemente che vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto vogliono dire permettersi di fare tutto in carcere… E se questo è favorito da un sistema di sicurezza interno pieno di falle, c’è seriamente da preoccuparsi. Per questo chiediamo l’intervento dei vertici dell’Amministrazione Penitenziaria ”.

agenparl.com