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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/02/2016  -  stampato il 05/12/2016


Facebook, la caccia a Matteo Messina Denaro passa anche dai social network

Una collaborazione difficile ma fruttuosa. Si può definire così quella che ha visto unire le forze dei magistrati di Palermo, gli investigatori della Dia e l'FBI americana per ottenere un accesso esclusivo ai server di Facebook. L'obiettivo era quello di entrare all'interno del profilo di Anna Patrizia Messina Denaro, sorella di Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993 e considerato il più pericoloso attualmente in circolazione. L'oggetto delle indagini erano i rapporti che la sorella avrebbe avuto con il padrino prima dell'arresto avvenuto nel 2013. Contatti che, secondo gli investigatori, avvenivano proprio attraverso il noto social network, utilizzando una serie di profili falsi amministrati dalla donna.

Uno in particolare è finito al centro delle indagini: si chiama Lucilla, come l'imperatrice di Roma, e rappresenta l'ultimo account aperto dalla sorella del boss prima di finire in manette. L'apparato comunicativo basato sul web ha cominciato ad emergere dopo una serie di contatti tra il marito della Messina Denaro e la donna, all'interno dei quali l'uomo chiedeva il parere del boss su un imprenditore che sembrava voler cedere e pentirsi. La risposta, "non toccatelo", ha suggerito agli inve

stigatori l'idea di una rete comunicativa ben più estesa dei classici pizzini scambiati nelle campagne.

Nasce così la richiesta alle autorità americane e al social network per poter accedere ai contenuti degli account e, soprattutto, alle conversazioni intrattenute con i collaboratori e forse con lo stesso boss. Un percorso lungo e difficile, perché gli investigatori hanno dovuto spiegare alle autorità americane la motivazione delle indagini e la pericolosità di Matteo Messina Denaro, responsabile delle stragi di Milano, Firenze e Roma, e della sorella, condannata a 13 anni per associazione mafiosa. Fino ad arrivare all'accordo con Facebook, che, tramite l'ambasciata americana a Roma, ha permesso ai magistrati di dare un'occhiata ai profili della Messina Denaro, comprese le conversazioni.

 

Tra i dati in possesso delle autorità figurano anche alcuni indirizzi ip dei contatti con cui la donna ha avuto una o più conversazioni, tra i quali, sperano gli investigatori, potrebbe esserci quello dello stesso Matteo. Dai pizzini di carta a quelli virtuali, quindi, le indagini della direzione nazionale antimafia – guidata dal generale Nunzio Ferla – si sono ora spostate su un terreno insolito, composto da comunicazioni virtuali e non più materiali, che sono allo stesso tempo più discrete ma anche maggiormente rintracciabili, grazie anche alla collaborazione dei social network, in questo caso di Facebook.

 

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