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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/03/2016  -  stampato il 09/12/2016


Sorpresi in macchina con due berretti della Polizia Penitenziaria: assolti perché forse abbandonati in mezzo alla strada dalla Direzione del Carcere

«Ce li siamo provati, volevamo fare gli sciocchi: avevamo trovato quei cappelli in un sacco accanto al bidone dell'immondizia, ce n'erano tantissimi, centinaia. Poi Stefano li ha presi e li ha messi in auto: e lì sono rimasti fino a che non li ha trovati la guardia di finanza».

La testimonianza della compagna, similare a quella dell'amico che era con loro, ha dato una spiegazione al perché l'11 novembre 2012 dentro a una Audi Q7 vennero trovati due berretti da uniforme della Polizia Penitenziaria. Un ritrovamento seguito da sequestro che aveva finito per mettere nei guai un grossetano oggi 53enne, processato per possesso di segni distintivi. Processato e assolto perché il fatto non costituisce reato dal giudice Puliatti, che ha accolto la richiesta univoca del pm onorario Dompetrini e del difensore Frediani.

La pattuglia delle fiamme gialle aveva fermato l'auto nei pressi di Marina di Grosseto: «Quei due berretti di colore blu erano per noi assolutamente veri», ha detto uno dei sottufficiali che componeva la pattuglia. «Quei berretti erano in un sacco in via Fossombroni, all'incrocio con la strada che proviene dal carcere», hanno precisato i due testimoni portati dalla difesa. Uno smaltimento scorretto da parte dell'amministrazione penitenziaria? Se lo è chiesto l'avvocato Frediani. Il militare ha aggiunto che del sequestro era stata data notizia al carcere.

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