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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/10/2010  -  stampato il 08/12/2016


Ionta: carceri sempre più affollate “Serve la detenzione domiciliare”

C'è un organico fissato per legge che è di 45121 unità, adesso siamo fra le 39 e le 40mila. La condizione economica che attraversa il paese non può permettere un adeguamento tout court del personale che ci manca. Abbiamo tuttavia stimato che con 2mila agenti in più riusciamo a gestire sufficientemente la situazione, che ripeto è comunque difficile. Il segretario generale del Sappe (il maggior Sindacato della polizia penitenziaria, ndr.), Donato Capece, sostiene che "in queste condizioni di sovraffollamento è possibile che il fine ultimo della detenzione, cioè il reinserimento del detenuto nella società, si perda per strada con il carcere che diventa una università del crimine". Cosa ne pensa?Questa è un opinione che non condivido, perché l'amministrazione finanzia molti progetti che tendono al reinserimento del detenuto. Di recente abbiamo stanziato 4milioni e ottocento quatto mila euro per dare la possibilità, attraverso una verifica delle capacità professionali, di svolgere dei lavori a una platea di circa 6mila detenuti in 5 regioni. Inoltre, abbiamo fondato un progetto che si chiama articolo 27, sono stato a Bari per siglare un accordo con il comune, ma anche a Genova, come in Sardegna. Tuttavia il problema è sempre legato alle disponibilità economiche, ai rapporti con gli enti locali e con i privati. Tutti devono contribuire, l'amministrazione non può agire da sola. Ciò che invece dobbiamo fare è tenere separati i condannati definitivi dalle persone in attesa di giudizio e, tendenzialmente, lo facciamo. Come sta cambiando, in questi ultimi anni, la tipologia della popolazione detenuta?È fortemente cambiata. Circa il 30% dei detenuti è di origina extra italiana. Questo ha comportato un problema nel problema anche ai fini del reinserimento. Non a caso, nella proposta di legge sulla detenzione domiciliare è prevista la possibilità di una detenzione o presso un privato domicilio o presso un domicilio che venga fornito dagli enti locali o dalle associazioni. In questo modo tutti possono utilizzare tale opportunità. Voglio dire inoltre che molto spesso si fa confusione tra detenzione domiciliare e provvedimento di indulto. In realtà la prima è una forma di detenzione, sicuramente attenuata rispetto al carcere, ma sempre una detenzione. Non a caso abbiamo aumentato, almeno nel progetto è così, le pene per l'evasione. Una persona uscita dal carcere, per esempio, non sarebbe completamente libera perché si troverebbe nella detenzione domiciliare. Se dovesse evadere, la pena per la fuga verrebbe raddoppiata. C'è una controspinta quindi e non credo che in termini di pericolosità sociale questa proposta vada a decremento della sicurezza. Un numero x di persone, che potrebbe uscire attraverso questo provvedimento, uscirebbe comunque dopo qualche mese. Nel frattempo viene tenuto sotto la detenzione domiciliare e tendenzialmente non dovrebbe delinquere. Cosa pensa della dichiarazione del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che a maggio definì "peggio di un indulto" il provvedimento sull'ultimo anno di pena da scontare ai domiciliari? Le valutazioni della politica non mi spettano. Io registro alcuni fatti: l'indulto del 2006 ha fatto uscire libere dalle carceri 25mila persone. Questo provvedimento non fa uscire libero nessuno e si riferisce a una platea di circa 9mila detenuti che, potenzialmente, potrebbero usufruirne. La differenza sta nel fatto che l'indulto ha fatto uscire libere delle persone che dovevano scontare tre anni di prigione. Tale proposta di legge si riferisce ai detenuti a cui mancano pochi mesi, massimo un anno, che non escono liberi ma vanno ai domiciliari.Non pensa che questi interventi di emergenza, come l'indulto nel 2006 e il provvedimento dei domiciliari di oggi, servano solo a rimandare il problema di qualche anno?È evidente che l'edilizia penitenziaria, l'incremento dei poliziotti e la deflazione (dei detenuti, ndr.) darebbero una buona risposta alla soluzione del problema. La detenzione domiciliare di un anno non è una misura straordinaria che si prende solo nel 2010 perché, se si dovesse adottare, questa andrebbe a regime e, anno per anno, la situazione si stabilizzerebbe.

Fonte : repubblica.it   - PIETRO CALVISI