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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/03/2016  -  stampato il 11/12/2016


Rebibbia, durante l'evasione dei 2 romeni il sistema d’allarme era fuori uso

Il mancato funzionamento dell’allarme del muro di cinta di Rebibbia è al centro dell’inchiesta sull’evasione dei due romeni, fuggiti dal carcere lo scorso San Valentino. Il pomeriggio della fuga, avvenuta alle 18.30, il sistema non ha allertato le guardie carcerarie. Un buco nella sicurezza che ha favorito il piano studiato da Catalin Ciobanu e Mihai Florin Diaconescu, poi riacciuffati il 18 febbraio.

Oltre a dove accertare le ragioni dell’avaria del sistema d’allarme - segnalato da mesi dal Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria diretto dal segretario Donato Capece - gli inquirenti stanno verificando chi ha avvisato i due immigrati dei problemi che l’avevano mandato in tilt. Diaconescu e Ciobanu, nel corso degli interrogatori di garanzia, hanno affermato che la fuga è stata il frutto di mera improvvisazione mischiata a una dose di fortuna. Versione ritenuta poco credibile dagli inquirenti.

Anzi la procura è convinta che i fuggiaschi abbiano ricevuto una «soffiata» su come muoversi più agevolmente dall’interno del penitenziario. Il pubblico ministero Silvia Sereni ha, infatti, indagato Ciobanu e Diaconescu – il primo condannato per omicidio e sequestro di persona, il secondo per rapina - anche con l’accusa di corruzione. L’ipotesi è che abbiano pagato qualche agente per avere la strada spianata al momento della fuga.

Ad avvalorare questa pista ci sono, tra l’altro, le dichiarazioni di numerosi detenuti che hanno riferito agli investigatori di aver notato movimenti strani nei giorni precedenti il 14 febbraio tra i due fuggiaschi e alcuni agenti. Da «radio carcere» è saltato fuori un retroscena dietro la preparazione della fuga. All’evasione, com’è stato riferito dall’interno di Rebibbia, dovevano partecipare, al fianco dei due romeni, altri quattro detenuti del reparto G11. In tutto pertanto avrebbero dovuto essere sei i fuggitivi. All’ultimo momento in quattro si sono però tirati indietro.

Tra i protagonisti ci sarebbero i due indagati per favoreggiamento che hanno aiutato Ciobanu – difeso dall’avvocato Andrea Palmiero - e Diaconescu fornendo a entrambi una seghetta e tre manici di scope, strumenti fondamentali quel pomeriggio per scappare da Rebibbia. Il primo mezzo, essenziale per segare le sbarre di un magazzino, sarebbe stato dato da un detenuto che lavora come elettricista, mentre i manici di scopa sono stati consegnati da Madelin Dragan, detenuto in una cella vicino a Diaconescu e Ciobanu.

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