www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/03/2016  -  stampato il 11/12/2016


Torino sotto attacco terroristico, in campo anche la Polizia Penitenziaria. Ma solo una esercitazione

Scenario da «Cassandra Crossing» a Torino, colpita da un’epidemia mortale scatenata da un da un attacco terroristico, con centinaia di vittime, in strada e nelle abitazioni, ospedali presi d’assalto da pazienti terminali, condannati dal contagio di febbre emorragica. Panico, sistemi di comunicazione da garantire, aree da isolare, evacuazioni di massa per mettere in sicurezza i sopravvissuti. Per due giorni Torino è stata teatro di una simulazione di emergenza organizzata dal Ministero dell’Interno, dipartimento di vigili del fuoco, soccorso pubblico e difesa civile, in collegamento con altre autorità europee, e organizzazioni militari e comandi strategici della Nato, per testare le capacità gestionali e di reazione di fronte ad un’emergenza di livello internazionale.  

Tutto è stato gestito dalla sala operativa della Prefettura torinese, sotto la diretta coordinazione del prefetto Paola Basilone: all’esercitazione, chiamata «Julia Augusta 2016», era riservata ai quadri di comando, senza cioè lo spiegamento di forze in campo. Molti gli enti coinvolti: tre ospedali, il 118, polizia, carabinieri, la Brigata Alpina Taurinense, le amministrazioni locali, la protezione civile, la Forestale, la Polizia Penitenziaria, l’Enav, il personale dell’aeroporto di Caselle.  

Cuore nevralgico della simulazione, la Città della Salute. «Pronto? C’è un’emergenza». Tutto è iniziato così, con una chiamata. Da quel momento decine di medici e operatori sanitari hanno dovuto lasciare i loro pazienti per affrontare una grave contaminazione. I primi sono stati gli infettivologi dell’Amedeo di Savoia, chiamati per contenere una possibile epidemia di febbre emorragica «atterrata» a Caselle. Un tavolo di crisi è stato allestito nella direzione sanitaria della Città della Salute e ha visto partecipare tutti i dirigenti del comparto, con il coordinamento del dottor Maurizio Dall’Acqua, uno dei pochi a conoscere i dettagli della simulazione che ha colto tutti di sorpresa. Quello che in gergo militari si chiamano «injections», indicazioni simulate, per valutare i tempi di reazione e la qualità delle decisioni dei soggetti coinvolti. In prima linea anche gli operatori del 118, coordinati da Danilo Bono dalla sala operativa della Prefettura. Una simulazione affrontata con serietà, con tanto di riunioni segrete, per evitare «fughe di notizie» e vigilantes pronti a isolare il cortile interno delle Molinette. 

Nel corso dell’esercitazione è stato creato un collegamento in videoconferenza tra Torino e il Viminale. «L’esercitazione - spiega il prefetto Paola Basilone - è andata molto bene, a riprova della grande professionalità della città, esempio di spiccato senso di responsabilità».  

lastampa.it