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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/03/2016  -  stampato il 04/12/2016


Cassazione sul caso Cucchi: indagini solo sulla Polizia Penitenziaria, inascoltati i testi contro i Carabinieri

C'erano testimonianze che portavano ai Carabinieri, ma non si sono ascoltate. C'era superficialità nella perizia medica che, "parcellizzando" le lesioni, ne ridimensionava il valore "probatorio", ma nessuno ci fece caso. E c'erano testimoni delle lesioni e della sofferenza di Stefano Cucchi durante la convalida dell'arresto, ma, nella prima inchiesta, nessuno le considerò.

Nel bocciare la prima inchiesta sulla vicenda Cucchi, i giudici della Cassazione osservano che furono trascurate diverse testimonianze. Versioni che smentivano le parole di Samura Yaya, il testimone "uditivo" al quale i pm della prima inchiesta si erano affidati completamente e che accusava la penitenziaria del pestaggio nei confronti di Cucchi. La Cassazione li elenca. C'era il carabiniere Mario Cirillo che, vigilando sul corridoio davanti alle celle, non vide nessun movimento attorno a quella di Cucchi.

E che dunque portava ad escludere la tesi del pestaggio in cella. C'era la donna in attesa della convalida del proprio arresto, Anna Maria Costanzo, che parlando con Cucchi apprese che era stato picchiato "dagli agenti che l'avevano arrestato". E c'erano altri due detenuti, Stefano Colangeli e Vilbert Lamaj, che, nelle stesse celle, "non hanno riferito di alcuna aggressione ma solo di aver sentito Cucchi lamentarsi e accusare dolori già prima dell'ora in cui sarebbero avvenuti i fatti descritti da Samura Yaya". Infine, come sottolineato dal pg Nello Rossi nella sua requisizione di dicembre scorso, c'era la testimonianza di altri carabinieri.

In particolare quella di Pietro Schirone che "con disarmante sicurezza e semplicità" testimoniò: "Era chiaro che era stato menato". Infine c'erano le parole degli assistenti di Polizia Penitenziaria Bruno Mastrogiacomo e Mauro Cantone che essendosi occupati di Cucchi durante la detenzione iniziale a Regina Coeli riferirono di aver appreso dallo stesso Cucchi di essere stato picchiato dai carabinieri. Versione confermata anche dall'infermiera del Pertini Silvia Porcelli.

Alla luce di tutto ciò anche "il battibecco non consono all'aula" condito da insulti rivolti da Cucchi ai carabinieri in divisa nell'aula del gip si spiega meglio: è la rabbia di chi sentiva di aver subito un'ingiustizia.

Corriere della Sera

 

Caso Cucchi: la verità, tutta la verità, niente altro che la verità ... (si ma quella di Ilaria Cucchi però)