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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/03/2016  -  stampato il 09/12/2016


Infermiera del carcere sposa il detenuto killer: minacciato e aggredito il Poliziotto penitenziario che indagava

Sarà la Procura di Teramo a chiarire la potenziale pericolosità del legame nato tra le mura del carcere di Castrogno tra il camorrista e l’infermiera. E se quel legame sia stato o meno strumentale al detenuto per ottenere o inviare, anche all’insaputa della donna, informazioni oltre le mura del penitenziario teramano. Dal carcere di Teramo, di pari passo con l’evoluzione delle indagini della Polizia Penitenziaria, è partita infatti più di una segnalazione sulla relazione tra il 33enne killer della Camorra che deve scontare trent’anni di carcere e l’infermiera della Asl di Teramo, che da poco meno di un mese non è più in servizio nel Dipartimento della medicina penitenziaria. La questione è assai delicata, visto che oltre all’istituzione carceraria, con la sua Amministrazione e la Polizia Penitenziaria, interessa anche la Asl di Teramo, un brigadiere aggredito, un detenuto e anche la privacy della donna ed il suo diritto ad avere una relazione e sposarsi con un carcerato.

IL TRASFERIMENTO Fonti interne alla Asl di Teramo confermano che la questione è stata oggetto di analisi dopo la segnalazione da parte del carcere di Teramo. Al momento però non ci sarebbe alcun procedimento disciplinare in atto. Nel periodo di servizio al carcere di Teramo l’infermiera avrebbe svolto i suoi compiti con estrema professionalità. Non un ritardo, non un errore, né una segnalazione da parte della caposala. Niente di niente. Il trasferimento dal carcere all’ospedale di Teramo non è stato un procedimento punitivo, tanto meno si è trattato di un trasferimento per incompatibilità ambientale. Poco meno di un mese fa ci sarebbe stato un normale avvicendamento tra dipendenti, uno scambio di posti, arrivato dopo circa quattro mesi di permesso. 

L’ALLONTANAMENTO Diverso è invece il caso del camorrista, allontanato dal carcere di teramo e trasferito ad Asti ad autunno inoltrato, dopo l’episodio dell’aggressione con minacce di morte al Poliziotto penitenziario avvenuta nell’agosto del 2015 e dopo le insistenti voci di “radio carcere” sulla relazione con l’infermiera. 

LE INDAGINI Le antenne della Polizia Penitenziaria all’interno del carcere si sono drizzate quando gli agenti hanno scoperto che il detenuto, nell’immediatezza dell’aggressione al Poliziotto, stava cercando di assumere informazioni sul suo domicilio e il suo nucleo familiare. Per questo motivo alPoliziotto è stata anche assegnata una scorta all’esterno del carcere. Il camorrista, nonostante la giovane età, sarebbe infatti un esponente di spicco di una famiglia criminale campana, nella quale aveva il ruolo di killer.

L’EVOLUZIONE Il rapporto tra il carcerato e l’infermiera sarebbe nato dopo una serie di visite mediche a cui il 33enne si era sottoposto all’infermeria del carcere. Prima una simpatia, poi una voce insistente di “radio carcere”, poi l’episodio dell’eggressione al Poliziotto che cercava di fare luce sul rapporto tra i due, il tentativo del carcerato di ottenere informazioni sull’Agente, il sospetto - non provato - che stesse utilizzando la relazione con la donna a suo vantaggio. Poi gli accertamenti, infine il trasferimento di lui ad Asti e la lunga assenza di lei dal carcere. L’epilogo ha sconvolto l’ambiente di Castrogno, quando si è scoperto che la donna avrebbe usufruito dei permessi di quattro ore settimanali per fare visita all’uomo al carcere di Asti concessi al coniuge. Segno che la relazione è evoluta in matrimonio. 

IL NODO Si diceva che il caso, più che curioso dal punto di vista della cronaca rosa (la storia d’amore tra un detenuto e una infermiera del carcere) è significativo dal punto di vista giudiziario per la personalità criminale del detenuto coinvolto: un giovane camorrista della sezione Alta sicurezza che deve scontare 30 anni di carcere e potrebbe aver trovato nella relazione segreta con la donna un canale per comunicare all’esterno del carcere. Sull’infermiera si pone invece un altro interrogativo: avrebbe dovuto informare le autorità della sua relazione con il detenuto? E se sì, la sua relazione non sarebbe stata incompatibile con la condizione di detenzione del napoletano? Circostanze e domande ora al vaglio della magistratura teramana.

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